ROMA – Sono trascorsi 3.890 giorni dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni trovato senza vita al Cairo il 3 febbraio 2016, dopo essere stato sequestrato il 25 gennaio. Oggi, 28 settembre, la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la sentenza nel processo a carico di quattro esponenti dei servizi di sicurezza egiziani.
La Corte ha condannato a 10 anni di reclusione il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il generale Tariq Sabir è stato invece assolto.
I quattro imputati non si sono mai presentati in aula e risultano formalmente irreperibili, in assenza di collaborazione da parte delle autorità egiziane. Per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto dalla Procura l’uomo che avrebbe materialmente ucciso Regeni, il pubblico ministero Sergio Colaiocco aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l’Avvocatura dello Stato, aveva inoltre chiesto per i quattro imputati un risarcimento complessivo di due milioni di euro.
La famiglia Regeni: «Questa è già una vittoria»
In aula, a Roma, erano presenti i genitori e la sorella di Giulio Regeni. Prima dell’udienza, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia, aveva parlato di un percorso lungo e difficile.
«Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso a ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e poi a una sentenza. Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo», ha dichiarato.
Ballerini ha inoltre sottolineato le difficoltà incontrate nel procedimento: «Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente».
Rispondendo a una domanda sulla recente visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto, dove ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi, la legale ha aggiunto: «Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione».
Il sit-in davanti al tribunale
Nella mattinata, all’esterno del tribunale di Roma, si sono radunati diversi manifestanti e attivisti per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni.
Al sit-in hanno partecipato anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il deputato dem Gianni Cuperlo, che si sono intrattenuti per alcuni momenti con i genitori e la sorella del ricercatore.
