Si alza la tensione tra Stati Uniti e Iran alla vigilia dei nuovi colloqui diplomatici previsti a Islamabad. Il vicepresidente americano JD Vance ha lanciato un monito diretto a Teheran: “Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo”.
Dura anche la posizione del presidente Donald Trump, che ha accusato l’Iran di gestire “in modo pessimo” il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il commercio energetico globale. Il presidente ha inoltre avvertito che le navi da guerra americane stanno caricando “le migliori munizioni” in vista di una possibile ripresa degli attacchi qualora i negoziati dovessero fallire.
Le condizioni dell’Iran
Da parte iraniana, resta una linea prudente ma ferma. Teheran ha annunciato che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno nello Stretto di Hormuz. Il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che un piano in 10 punti è stato concordato come base per i negoziati.
Tra le condizioni poste per l’avvio del dialogo con Washington figurano il cessate il fuoco in Libano e il rilascio dei beni iraniani congelati all’estero. Secondo fonti diplomatiche, i colloqui potrebbero durare due o tre giorni.
Il ruolo di Israele e il fronte libanese
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno chiesto a Israele una de-escalation sul fronte libanese. Il premier Benjamin Netanyahu ha aperto alla possibilità di negoziati con Beirut, pur escludendo una tregua con Hezbollah.
Secondo i media israeliani, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, il generale Eyal Zamir, si trova nel sud del Libano, definito “il settore di combattimento principale”. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere”, ha dichiarato durante una visita alle truppe nell’area di Bint Jbeil.
Scenario internazionale
La situazione resta estremamente delicata, con diverse cancellerie europee, oltre a Russia, Turchia e Pakistan, che hanno condannato i raid israeliani e invitato alla moderazione.
I colloqui di Islamabad rappresentano ora un passaggio cruciale per evitare un’ulteriore escalation in un contesto regionale già fortemente instabile.

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