LAMPEDUSA - Sono 32 i migranti sopravvissuti al naufragio avvenuto nelle acque del Mediterraneo centrale e giunti al molo Favarolo di Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla Guardia costiera italiana. I racconti dei superstiti delineano una tragedia di proporzioni ben più ampie: sarebbero infatti partiti in 105, il che lascia ipotizzare circa 70 dispersi in mare.
Il soccorso è stato effettuato nell’area Sar libica dalla motovedetta Cp327 della Guardia costiera, supportata anche dalle navi Ievoli Grey e Saavedra Tide. Durante le operazioni, i militari hanno recuperato anche due corpi senza vita.
Secondo le testimonianze raccolte, il gruppo era salpato da Tripoli a bordo di un’imbarcazione lunga tra i 12 e i 15 metri. Nel corso della traversata, per cause ancora in fase di accertamento, il barcone si è rovesciato lasciando i migranti in acqua per diverse ore prima dell’arrivo dei soccorsi.
Determinante è stato l’intervento di un aereo della Guardia costiera impegnato in una missione di pattugliamento, che ha individuato l’imbarcazione capovolta e fatto scattare immediatamente l’allarme, consentendo così l’avvio delle operazioni di salvataggio.
I sopravvissuti, ora ospitati nell’hotspot di Lampedusa, si trovano in condizioni psicologiche critiche. Molti sono ancora sotto shock dopo aver trascorso ore in mare aperto aggrappati a ciò che restava dell’imbarcazione. Sono stati sottoposti a controlli medici e rifocillati, ma per il momento le autorità hanno preferito lasciarli riposare prima di procedere con le audizioni che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla dinamica del naufragio.
La vicenda riaccende l’attenzione sulla pericolosità delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale, una delle più letali al mondo, e sulla continua emergenza umanitaria che si consuma a poche miglia dalle coste europee.

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