FRANCESCO GRECO - Mussolini fu trascinato nella follia del III Reich di nazificare, asservire e depredare l’URSS, oltre all'Europa, da Hitler l’imbianchino?
E’ un solidificato luogo comune che esala dai libri di Storia. La narrazione procede su contesti geopolitici micro meso macro, aneddoti sui personaggi, propaganda.
Quando questi e altri elementi agiscono in concomitanza, nasce la versione di un determinato fatto, talvolta ossificata in luogo comune. Che però spesso è demolito dall’emersione di documenti e prove in libri che per non turbare le coscienze si ignorano.
Non sapremmo dire quando e in che circostanze è nato la locuzione “italiani brava gente”, tutti etica, gran cuore, umanità, citazioni di balie e materne crocerossine.
Sappiamo però che è entrato in un cono d’ombra un sacco relativo e adesso appare sotto la luce della propaganda e dell’autosuggestione. Secondo l’assunto di Goebbels: martella una menzogna all’infinito e diventerà verità.
Alla recente “Giornata della Memoria delle vittime del genocidio sovietico, dal piano di carestia al Generalplan OST”, alla Casa Russa di Roma, lo storico e antropologo Silvio Marconi, con la relazione intitolata “Il rapporto fra l’Italia fascista e Piano genocidiario hitleriano in URSS” lo ha smontato pezzo pezzo, carte alla mano.
Risposta: “Mussolini non invertì mai davvero i ruoli, non ne aveva la forza, ma non fu Hitler a chiedere a Mussolini di partecipare all'aggressione contro l'URSS bensì Mussolini ad implorare Hitler (per motivi ideologici e per partecipare alla rapina delle risorse) a permettere che l'Italia partecipasse, mentre Hitler originariamente preferiva che gli Italiani si concentrassero sul fronte africano”.
Gli italiani dell’ARMIR inviati in Russia scoprirono il fronte africano?
Risposta: “Direttamente no, nel senso che non vennero ritirate truppe dall'Africa per inviarle in URSS, ma indirettamente sì, dato che truppe (anche i migliori reparti), attrezzature, armi, munizioni che furono inviate in URSS non lo furono conseguentemente sul fronte africano”.
Che tipo di contributo portarono gli italiani al progetto del III Reich di nazificazione della Russia?
Risposta: “Multiplo: parteciparono al genocidio per affamamento della città di Leningrado affondando coi MAS italiani navi sovietiche cariche di viveri sul Lago Ladoga nell'estate 1942, parteciparono alla repressione antipartigiana nelle retrovie, in particolare in Donbass, sfruttarono spietatamente le popolazioni locali (rapinandole del cibo e non solo) e i prigionieri sovietici, eseguirono stragi, fucilazioni e altri crimini di guerra, restati impuniti, catturarono Ebrei che consegnarono ai nazisti, tollerarono violenze (anche sessuali) di militari italiani verso civili e prigionieri, promossero ed appoggiarono il collaborazionismo ucraino al servizio dei piani genocidari nazisti, oltre a svolgere i compiti militari al fronte sempre sotto comando tedesco”.
I generali italiani, sempre avidi di benefit, furono più lealisti del Re in quanto alle razioni di cibo per i prigionieri sovietici, che volevano mandare a lavorare nelle miniere sarde?
Risposta: ”Sono due cose diverse: l'uso di 6.000 prigionieri sovietici (soprattutto minatori del Donbass) nelle miniere sarde fu ipotizzato dai comandi militari e rifiutato da Mussolini per paura che "contaminassero di bolscevismo" i Sardi; le razioni assegnate dagli stessi comandi italiani ai prigionieri sovietici spesso sfruttati in lavori forzati in loco, erano inferiori a 1600 calorie al giorno nello stesso momento in cui gli stessi comandi ritenevano INSUFFICIENTI per i soldati italiani (a causa del clima e dello sforzo nel servizio) razioni di oltre 3500 calorie al giorno!”.
Quindi la partecipazione al genocidio del popolo sovietico, sulla sua terra, da parte degli italiani fu centrale, l’apporto, come dire, creativo?
Risposta: “Non fu altrettanto centrale di quella ben maggiore rumena (130.000 civili, in gran parte Ebrei, massacrati dai Rumeni nella sola Odessa), di quella finlandese (600.000 soldati finlandesi parteciparono all'Assedio genocidario di Leningrado), di quella di collaborazionisti ucraini e baltici (autori di massacri di centinaia di migliaia di Ebrei, Polacchi, partigiani e civili sovietici e cogestori dei campi di sterminio nazisti), ma la favoletta degli "Italiani brava gente" non regge: gli Italiani commisero crimini di guerra anche in URSS (come in Grecia, Albania, Yugoslavia, Etiopia), avevano il piano elaborato dal Ministero dell'Agricoltura di rapinare i cereali ucraini (che fallì solo perché li rapinarono in forma organizzata i Tedeschi), si ridussero a inviare come "ladri di polli" oggetti e cibo (salumi, utensili, macchine da cucire, stoffe, biancheria da letto, icone, abiti da donna, ecc.) rubati nelle terre occupate via pacchi alle famiglie (per questo portati a oltre 20 kg) come documenta l'ottimo studio di Schlemmer ("Invasori. non vittime", 2019, Feltrinelli), mentre i Tedeschi rapinavano (anche durante la ritirata) a quantità pari a centinaia di treni... e soprattutto furono importanti nella cogestione del terrore (con ordinanze dei comandi che prescrivevano il saccheggio e la distruzione dei villaggi sospetti di connivenza coi partigiani e la fucilazione di chi rifiutava il lavoro coatto) assieme ai nazisti e ai collaborazionisti con cui ebbero ottimi rapporti”.
Un pò di nazisti si sono riciclati nella NATO ad alti livelli?
Risposta: “Moltissimi, sia direttamente in Europa, come il generale Gehlen, capo nazista dei servizi di informazione sul Fronte Orientale passato poi al servizio degli USA dal 1945 e successivamente posto a capo dei rinnovati servizi segreti della Germania Ovest, e tanti altri divenuti anche altissimi esponenti NATO dopo il 1949, sia invece a partire dal loro espatrio (garantito da Inglesi, USA e Vaticano) in Paesi dell'America Latina ma specialmente (assieme al grosso dei collaborazionisti baltici e ucraini) in Canada, dove usando anche i frutti dei loro saccheggi aprirono attività economiche ma soprattutto, oltre a farsi strumenti dei servizi segreti statunitensi e britannici, crearono reti di associazioni che perpetuarono anche verso le successive generazioni le falsificazioni storiche e la memoria di esaltazione del collaborazionismo filonazista, riesportata nei Paesi baltici e in Ucraina dopo lo scioglimento dell'URSS”.
La locuzione “Italiani, brava gente” è quindi da rottamare, senza se e senza ma?
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