Kiev - Sale a 15 il bilancio dei minatori uccisi nell’attacco condotto con un drone russo contro un autobus nella regione di Dnipropetrovsk, nell’Ucraina centrale. A confermarlo è stato il capo dell’amministrazione regionale, Oleksandr Ganzha, citato dai media ucraini. Il mezzo stava trasportando lavoratori diretti alle miniere quando è stato centrato dal velivolo senza pilota, in uno degli episodi più gravi delle ultime settimane contro obiettivi civili.
Proseguono gli attacchi nonostante il gelo
Il ministero della Difesa russo ha ammesso che le operazioni militari contro l’Ucraina stanno proseguendo, nonostante la richiesta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump a Vladimir Putin di una pausa delle ostilità nei giorni di maggiore gelo, per ragioni umanitarie.
Nella notte, secondo una nota ufficiale di Mosca, le forze di difesa aerea russe avrebbero intercettato e distrutto 21 droni ucraini sopra diverse regioni della Federazione. Kiev, dal canto suo, continua a denunciare attacchi mirati contro infrastrutture e civili, mentre il fronte resta attivo su più direttrici.
Diplomazia in movimento
Sul piano politico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che i prossimi incontri trilaterali nell’ambito dei tentativi di negoziato si terranno il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi. Tuttavia, Zelensky ha precisato che non è previsto un incontro immediato tra delegazioni ucraine e russe nella giornata odierna, pur confermando che Kiev si sta preparando a una nuova fase di colloqui diplomatici “la prossima settimana”.
Diversa la versione proveniente da Mosca: secondo l’agenzia Tass, gli incontri ad Abu Dhabi non sarebbero stati annullati. Nel frattempo, l’inviato russo Kirill Dmitriev ha definito “produttivi” i colloqui svoltisi a Miami con rappresentanti dell’amministrazione Trump, segnale di un canale di dialogo ancora aperto con Washington.
Guerra senza tregua
L’attacco all’autobus dei minatori riporta al centro dell’attenzione internazionale il costo umano del conflitto, che continua a colpire duramente la popolazione civile. Mentre la diplomazia prova a riattivare i negoziati, sul terreno la guerra non conosce pause, alimentando il timore di una nuova escalation proprio mentre si tenta, faticosamente, di costruire uno spiraglio verso una possibile de-escalation.

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