Parigi, febbraio 2026 – Un appello a un debito comune europeo per finanziare la difesa e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. È l’invito lanciato dal presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a Le Monde e ad altri sei giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore, presentando la sua “dottrina economica europea”. La linea sarà portata nei prossimi vertici Ue, in particolare ad Anversa per il summit sull’industria europea e al pre-vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, in programma giovedì in Belgio.
La sfida della competitività europea
Macron osserva che, rispetto ai tempi dei rapporti di Draghi e Letta, la Cina ha accelerato enormemente, con un attivo commerciale con il resto del mondo di 1.000 miliardi di euro. «L’Europa deve decidere se diventare una potenza. Se restiamo un mercato aperto ai quattro venti, saremmo spazzati via», ha dichiarato. Secondo il presidente francese, «l’Europa è il fattore di aggiustamento del mondo; la domanda è se siamo capaci di essere una potenza economica, finanziaria, militare e democratica».
I settori chiave per gli investimenti
Macron individua tre ambiti prioritari: sicurezza e difesa, tecnologie della transizione ecologica, intelligenza artificiale e quantico. «In tutti questi settori investiamo molto meno di Cina e Stati Uniti. Nei prossimi 3-5 anni, se l’Unione non agisce, rischiamo di essere superati», ha sottolineato. Per evitare che gli investimenti gravino solo sui singoli Stati, propone un investimento congiunto a livello Ue.
Il presidente ha ricordato le stime di Mario Draghi: circa 800 miliardi di euro all’anno necessari per investimenti pubblici e privati in tecnologie verdi e digitali; aggiungendo difesa e sicurezza si arriva a 1.200 miliardi di euro annui.
Industria della difesa: aereo e carro armato franco-tedesco
Macron difende il progetto dell’aereo da combattimento franco-tedesco, a rischio secondo alcune indiscrezioni. «È un buon progetto e non ho avuto comunicazioni dalla Germania sul contrario», ha spiegato, aggiungendo che se Berlino dovesse rivedere la sua posizione sull’aereo comune, sarebbe necessario riconsiderare anche il progetto del carro armato condiviso.
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