Letta: "Serve una Polizia Europea di frontiera"

«Serve una polizia europea di frontiera. E un’Europa a due cerchi. Ma soprattutto serve che l’Italia difenda Schengen, non che la distrugga: altrimenti rinascerà una nuova mini Schengen e saremo messi ai margini da Francia e Germania». Lo afferma l'ex premier Enrico Letta, in un'intervista al Corriere della Sera fatta di recente.
«L’Europa è scossa da un terremoto che ne mette in discussione i valori basilari - sottolinea Letta -. In un tripudio di sondaggi, si alzano muri, si abbattono ponti e si chiudono frontiere. Un impazzimento collettivo, che non tiene conto delle possibili conseguenze». Per l'ex presidente del Consiglio «rialzare le frontiere e chiudersi dentro logiche nazionalistiche sarà alla fine inefficace per tutti. Ma in particolare avrà un effetto negativo per l’Italia, che è il Paese che ha più da perdere da questa escalation. Spesso dimentichiamo che in Schengen siamo entrati molto dopo e con grande fatica. L’accordo è stato una creazione franco-tedesca, due Paesi che non hanno frontiere fisiche e non sono divise da mari o da montagne. Se oggi fallisce, rinascerà una miniSchengen tra Francia, Germania e Benelux. Italia, Grecia e Spagna rischiano di essere escluse: sarebbe un segnale terribile».
«L’Italia dovrebbe difendere e riformare l’accordo, non distruggerlo. Buttare benzina sul fuoco sarebbe contro i nostri interessi - prosegue -. Bisogna rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’Europa. Questo significa raddoppiare il controllo con un servizio misto, non lasciato in mano solo alle forze di polizia nazionali. Non servono cento persone, ma decine di migliaia di poliziotti europei. Questo è essenziale soprattutto per le questioni di sicurezza: i terroristi del 13 novembre hanno passato le frontiere europee varie volte».
Letta commenta poi i fatti di Colonia: «Il tema dell’immigrazione non può essere gestito solo dal ministero dell’Interno, come sicurezza. Il messaggio di fine anno del Presidente Mattarella è stato molto forte ed efficace su questo punto. Dev’essere chiaro che l’immigrato deve rispettare le nostre regole. E soprattutto sul rispetto della donna, ovviamente, non si può transigere in alcun modo».
Quanto ai rapporti con la Germania e al ruolo dell'Italia in Europa, l'ex premier sottolinea: «Ha ragione il presidente Napolitano. I successi dell’Italia sono sempre stati successi di leadership. Non si vince agitando slogan come “battere i pugni sul tavolo” o “non avere il cappello in mano”. Il problema è la credibilità, cioè la coerenza tra parole e fatti. Se si usa troppo spesso l’Europa come scaricabarile o come caprio espiatorio, poi se ne subiscono le conseguenze. Stiamo attenti: chi semina vento, raccoglie tempesta. Ho paura che alcuni atteggiamenti di Renzi sull’Europa siano dovuti ai sondaggi e alla voglia di avere voti. Del resto il fatto di avere o non avere il cappello in mano dipende dai fatti non dalle parole. Non basta autodefinirsi credibili. E una politica europea credibile deve basarsi su alleanze efficaci: la nostra alleanza naturale è con Francia e Germania. Serve una nuova iniziativa europea, a due cerchi. Un cerchio stretto di Italia, Francia, Germania e Spagna che accanto alla politica monetaria mettano politica economica e sociale. E un secondo cerchio più largo, in cui si condividono solo alcune politiche, ma non si va verso l’integrazione».

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