Garlasco: la Cassazione conferma la condanna di Stasi

di ILEANA CIRULLI - La difesa di Stasi ha presentato un ricorso, in cui chiedeva di riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado. La prima sezione penale della Cassazione, però, ha rifiutato tale ricorso straordinario, confermando i 16 anni di reclusione che l'ex studente della Bocconi sta già scontando nel carcere di Bollate per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

Anche il pg della Suprema Corte, Roberto Aniello, aveva evidenziato nella sua requisitoria profili di inammissibilità del ricorso, con cui Stasi metteva in rilievo un "errore di fatto", relativo alla mancata ammissione di prove dichiarative nel processo d'appello-bis; proprio in quella sede, dopo l'annullamento con rinvio da parte della Suprema Corte delle assoluzioni pronunciate nei confronti di Stasi nei primi due giudizi di merito, arrivo' la prima condanna per l'ex studente della Bocconi, poi confermata in Cassazione nel 2015. Ad ogni modo, il tentativo compiuto dalla difesa appare inutile, poichè contro di lui vi è un mosaico di prove: le impronte sul dispenser portasapone nel  bagno dei Poggi, il Dna trovato sui pedali della bicicletta sequestrata, l'impossibilità di non sporcarsi le scarpe sul pavimento di casa Poggi e, "come l'assassino, calza scarpe numero 42".

Ma l’avvocato di Stasi, Angelo Giarda, non si dichiara sconfitto: «Siamo convinti dell’innocenza di Alberto Stasi: sia la Corte d’assise d’appello, nel processo Bis, sia la Cassazione, hanno violato i principi fissati dalla Corte europea dei Diritti Umani in tema di difesa. Con il ricorso presentato in Cassazione abbiamo rilevato errori di fatto relativi all’assunzione di prove dichiarative». Sta di fatto che, per ora, l'imputato deve rimane in carcere.

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