Sgravi alle imprese per premi di produttività e ipotesi taglio del cuneo in autunno


di MARCO MONGELLI - Passo dopo passo inizia a prender forma la proposta del governo per migliorare la normativa sui premi di produttività, valorizzando la contrattazione di secondo livello (non solo aziendale, ma anche territoriale) e “incentivando” il coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro, specie nelle Pmi.

L’idea allo studio dei tecnici di palazzo Chigi e dei ministeri competenti (Mef e Lavoro) è quella di fissare un tetto unico a 3mila euro per le erogazioni delle somme incentivanti, tassate, a vantaggio dei lavoratori, con la cedolare secca al 10%; e contestualmente re-introdurre una sorta di decontribuzione a favore delle imprese fino a 800-mille euro (della somma elargita), collegata a forme di partecipazione.

Oggi, in base alle regole introdotte dalla scorsa legge di Bilancio, i premi di produttività possono salire da 3mila a 4mila euro in caso di presenza di comitati paritetici; ebbene, secondo i primi dati raccolti dal ministero guidato da Giuliano Poletti, sono state pochissime le imprese (essenzialmente quelle medio-grandi) che hanno elargito premi ai lavoratori di importo superiore ai 3mila euro; e anche gli accordi che hanno previsto un piano di partecipazione sono stati 2.147 (a fronte delle oltre 20mila intese depositate al 13 marzo).

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