L'Opinione: Prestigio e dna vincente: la fine dell’era Berlusconi


di ANTONIO GAZZILLO - La gloriosa storia del Milan ha il nome e il cognome di un presidente: Silvio Berlusconi. E’stato un punto di riferimento, un padre per molti calciatori ma soprattutto simbolo dell’Italia intera per aver ricoperto i ruoli di Presidente del Consiglio e di una delle squadre più vincenti del mondo.

Ieri la società rossonera ha ufficializzato il passaggio delle azioni del Milan dalle mani di Berlusconi a quelle di Li Yonghong, che sarà il nuovo proprietario cinese, dopo lunghissime ed estenuanti trattative, durate otto mesi e caratterizzate da tanti rinvii.

Così la mano del destino, con i tratti di una penna indelebile, ha scritto una nuova pagina del grande manuale della storia del calcio, custodendo gelosamente quelle precedenti.

31 anni, 29 trofei, 8 scudetti, 5 Champions League: numeri fenomenali di una vera e propria era dell’oro e del prestigio, frutto della guida sicura e carismatica di un presidente sempre disposto a dare tutto per la propria società, per i propri calciatori e tifosi; perché quando c’è di mezzo il cuore, tutto diventa più semplice e spontaneo.

Non sono mancati gli investimenti, fatti su giocatori in grado di condurre, da soli, la squadra a successi nazionali e internazionali e soprattutto su allenatori che si sono rivelati abili e preparati nella gestione tecnica delle partite e in quella psicologica dei calciatori.

Come dimenticare il Milan guidato da Arrigo Sacchi e trascinato dai gol olandesi dei fenomeni Van Basten e Gullit, che riuscì a vincere la Coppa dei Campioni dopo vent’anni di digiuno; o quello di Capello che poteva vantare le prestazioni di campioni come Maldini, Baresi e Weah e che esercitò un dominio incontrastato di cinque anni in cui vinse quattro scudetti e una Champions League; e ancora non si può non menzionare la grande squadra di Ancelotti che contava sui numeri di Kakà, sulle idee di Pirlo e sulla finalizzazione di attaccanti come Inzaghi e Shevchenko, autori di altre due Champions da protagonisti.

Berlusconi lascia così il mondo del calcio, con in tasca la fresca vittoria della supercoppa italiana di dicembre contro la Juventus, nonostante negli ultimi anni il suo Milan avesse perso brillantezza, e con la speranza di veder crescere nuovi campioni, Donnarumma su tutti.

E chissà se i rossoneri non possano tornare ancora a primeggiare con nuovi scenari, protagonisti, e una nuova storia, perché il dna non mente mai.

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