Industria 4.0, ritardi e incertezze mettono a rischio l’effetto leva da 0,6% sul Pil


di MARCO MONGELLI - Può bastare il piano «Industria 4.0» per spingere il Pil dello 0,6% in cinque anni? Si accettano pareri e riflessioni degli economisti, probabilmente divisi sul tema. Impossibile invece accettare scommesse, perché questa stima, contenuta nel Programma nazionale di riforma allegato al Def, sembra legata a troppe variabili.

Ad esempio l’iperammortamento al 250%, cioè la principale misura di incentivazione fiscale del piano, rischia già di essere frenato da qualche incertezza di troppo sulla sua possibile proroga. L’estensione dell’agevolazione a tutto il 2018, prolungando di sei mesi il termine per la consegna del bene (a patto di aver pagato un acconto di almeno il 20% entro il 2017), pareva cosa fatta nel decreto della manovrina correttiva. Obiezioni dell’ultimo minuto del ministero dell’Economia su un intervento da un centinaio di milioni l’anno avrebbero però determinato lo stralcio. Con il risultato che una parte degli investimenti in digitalizzazione pianificati dalle imprese per il 2018 potrebbe saltare o nel migliore dei casi essere congelata in attesa di capire se l’estensione sarà recuperata come emendamento durante l’iter in Parlamento.

I ritardi della circolare Entrate-Sviluppo
Nel caso dei più complessi macchinari agevolabili nella cornice di «Industria 4.0», la consegna dei beni all’impresa da parte del fornitore può richiedere svariati mesi. Per questo ragionare per tempo su una scadenza apparentemente lontana, cioè il 30 giugno 2018, non era sbagliato. Del suo, c’è da dire, ce l’ha messo anche la macchina amministrativa. Perché è ormai acclarato che il ritardo con il quale è stata diffusa la circolare interpretativa di agenzia dell’Entrate e ministero dello Sviluppo economico, pubblicata solo il 30 marzo, ha bloccato molti investimenti ai quali le imprese avevano iniziato concretamente a pensare dopo il varo della legge di bilancio. Soprattutto le operazioni di taglia medio-piccola, in attesa che fossero resi noti i chiarimenti sugli obblighi di interconnessione dei macchinari, sono rimaste ferme.

Le stime di impatto nel «Pnr»
E, per tornare alla domanda iniziale, è altrettanto evidente che ritardi e incertezze non sono ininfluenti ai fini delle previsioni econometriche. Il Programma nazionale di riforma attribuisce agli «investimenti innovativi» del piano Industria 4.0 (includendovi però anche proroga del superammortamento al 140%, rafforzamento del credito di imposta R&S, premi di produttività) un impatto sul Pil dello 0,3% nel 2017-2018, dello 0,6% al 2021 e dello 0,7% al 2026. Il documento del ministero dell’Economia va anche oltre e ipotizza una variazione della produttività totale dei fattori, come effetto dei maggiori investimenti ottenuti nel 2017-2018, pari allo 0,43% in cinque anni. Stime ambiziose, che non tengono conto dei tre mesi di ritardo con il quale il piano è partito causa assenza della circolare congiunta Entrate-Sviluppo. Né ovviamente considerano l’effetto confusione che può generare il balletto sulla proroga dell’iperammortamento.

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