| ph_Francesco Turriani |
Roma - Il caro carburanti accende la protesta degli autotrasportatori, con presidi e fermi in diverse regioni italiane. Il settore minaccia di bloccare il Paese se non arriveranno risposte concrete dal governo, mentre crescono le preoccupazioni per le ripercussioni sulla circolazione e sulle forniture di merci e carburanti.
L’esecutivo ha convocato un tavolo di confronto per il 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Intanto, mobilitazioni autonome sono già partite in diverse aree del Mezzogiorno, tra cui Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Basilicata. In alcune zone si segnalano anche lunghe code ai distributori e timori per l’esaurimento delle scorte di carburante.
Proteste in Calabria e Sicilia
In Calabria è iniziata la mobilitazione proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, destinata a proseguire fino al 20 ottobre. I camion sono stati parcheggiati ai lati delle strade senza bloccare completamente il traffico, ma il restringimento delle carreggiate potrebbe provocare rallentamenti. Sono circa quindici i presidi individuati, tra cui quelli nella zona dell’aeroporto di Lamezia Terme, al porto di Gioia Tauro e nei pressi degli svincoli della A2 nel Cosentino.
In Sicilia, il Comitato autotrasportatori siciliani guidato da Salvatore Bella ha proclamato un fermo di cinque giorni, fino alla mezzanotte del 20 ottobre. I mezzi pesanti restano nei piazzali e nei porti, mentre i semirimorchi carichi non vengono ritirati dalle navi. La protesta non coinvolge tutte le imprese del settore.
A Gela, in provincia di Caltanissetta, decine di tir si sono aggiunti al presidio degli agricoltori. Gli autotrasportatori denunciano costi ormai difficili da sostenere, con il gasolio che avrebbe superato i 2,16 euro al litro e un aumento stimato in circa 8.000 euro annui per ogni veicolo che percorre 100.000 chilometri.
Presidi in Campania e Basilicata
La protesta interessa anche le province campane di Caserta e Napoli. I camionisti hanno organizzato presidi nei pressi dei caselli di Nola, sull'autostrada A30, e Caianello, sull'A1, oltre che a Caserta Sud. I manifestanti lasciano varchi per consentire il passaggio degli altri veicoli, ma non mancano i disagi alla circolazione. La Polizia stradale monitora la situazione.
In Basilicata, circa cento tir hanno dato vita a un presidio sulla strada statale 106 Jonica, all'altezza dello svincolo con la Fondovalle dell'Agri, nel territorio di Scanzano Jonico, in provincia di Matera. La mobilitazione coinvolge anche altri snodi strategici della viabilità regionale. I mezzi pesanti sono interessati dal fermo, mentre viene garantito il transito di auto private, autobus, scuolabus e mezzi di soccorso.
L'allarme delle associazioni: «Il settore rischia la paralisi»
A preoccupare è anche il carattere spontaneo di alcune iniziative, non proclamate dalle principali associazioni di categoria. Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha parlato di proteste legate alla crescente difficoltà delle imprese a sostenere i costi di gestione.
Sulla stessa linea Unatras, che denuncia un malessere ormai diffuso e non più sostenibile e sollecita un intervento urgente del governo. Le associazioni chiedono risposte immediate, avvertendo che, senza un confronto concreto, potrebbe diventare inevitabile valutare un fermo nazionale.
Risorse ancora attese e gasolio in aumento
Alla base della mobilitazione c'è anche il mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio per contrastare il caro gasolio, che, secondo le denunce del settore, non sarebbero ancora arrivate a destinazione. Gli autotrasportatori chiedono inoltre ulteriori misure di sostegno, mentre il prezzo del diesel continua a pesare sui bilanci delle aziende.
Il tavolo convocato per il 27 ottobre sarà quindi un passaggio decisivo per tentare di disinnescare la protesta. Nel frattempo, i presidi e i fermi in diverse regioni del Sud mantengono alta l'attenzione sui possibili effetti per la viabilità e la distribuzione delle merci.