Attentato a Ranucci, il gip: «Lavitola voleva lanciarlo in politica e diventare il suo spin doctor»


L’ex editore è in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’attentato di Pomezia. Contestata l’aggravante del metodo mafioso. Domani l’interrogatorio di garanzia

ROMA – Voleva accrescere la popolarità di Sigfrido Ranucci, spianargli la strada verso la politica e poi ritagliarsi per sé un ruolo di primo piano come suo spin doctor. È questa, secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip, una delle motivazioni attribuite a Valter Lavitola, arrestato lunedì 10 agosto perché ritenuto dai pm della Dda di Roma il presunto mandante dell’attentato dello scorso 16 ottobre a Pomezia contro il giornalista e conduttore di Report.

«Tra 2 anni fai il premier», avrebbe scritto Lavitola a Ranucci in una chat. E, circa un mese dopo l’attentato, avrebbe insistito sulla necessità di rafforzare la sua protezione: «Devi avere più scorta».

Lavitola è accusato di aver pianificato l'attentato con l'aiuto del suo factotum, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, nei confronti del quale è stato emesso un mandato di arresto. Tavares, attualmente ricercato e secondo gli investigatori rifugiatosi in Africa, sarebbe stato l'intermediario tra Lavitola e la banda ritenuta responsabile dell'esecuzione materiale dell'attentato.

L'ordigno rudimentale, composto da gelatina per cava, era stato piazzato davanti alle auto di Ranucci a Pomezia, provocando ingenti danni.

Il presunto progetto politico

Il movente indicato dagli inquirenti sarebbe legato a un «ambizioso progetto» di Lavitola per favorire l'ingresso di Ranucci nella politica.

Nelle 200 pagine dell'ordinanza, il gip sostiene che l'attentato sarebbe stato «commissionato» dall'imprenditore «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dello stesso Lavitola «in ambito politico».

Secondo la ricostruzione giudiziaria, l'azione avrebbe dovuto apparire agli occhi di Ranucci e dell'opinione pubblica come un atto intimidatorio o ritorsivo, un avvertimento finalizzato a intimidirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, senza tuttavia mettere concretamente in pericolo la sua vita.

I magistrati contestano a Lavitola, a Tavares e alla banda che avrebbe materialmente collocato l'ordigno anche l'aggravante del metodo mafioso.

Il ruolo di Tavares

Tavares, secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo di collegamento tra Lavitola e gli esecutori materiali dell'attentato, individuati in una banda composta da quattro persone.

L'uomo sarebbe attualmente in Africa e gli inquirenti sarebbero pronti ad avviare le procedure necessarie per chiederne l'estradizione in Italia.

Negli atti dell'inchiesta viene inoltre ricostruita la conoscenza tra Tavares e Ranucci. I due si sarebbero conosciuti almeno dal 2022 e nelle carte è presente anche una fotografia di quell'anno che li ritrae insieme a Lavitola.

«Mi dovresti prestare Gomes»

Nelle carte vengono citate anche alcune intercettazioni e conversazioni tra Ranucci e Lavitola.

Nell'ottobre 2024 il giornalista avrebbe scritto all'imprenditore di trovarsi «in difficoltà su tutto», aggiungendo però che sarebbe andato avanti. Alla domanda di Lavitola se potesse essergli utile in qualche modo, Ranucci avrebbe risposto scherzosamente: «Mi dovresti prestare Gomes».

Secondo i magistrati, tuttavia, non esiste alcun elemento per ritenere che Ranucci fosse a conoscenza del progetto di Lavitola o che fosse d'accordo con lui.

La preoccupazione per la scorta

Dall'ordinanza emerge anche l'interesse manifestato da Lavitola per la sicurezza di Ranucci dopo l'attentato.

L'imprenditore avrebbe espresso preoccupazione per la mancata assegnazione di una seconda auto di scorta, arrivando a scrivere al giornalista: «Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente».

In un'altra conversazione avrebbe inoltre scritto: «Il vero pericolo che hai tu sono gli odiatori».

Il gip: «Spiccata capacità criminale»

Per il giudice, Lavitola avrebbe dimostrato una «spiccata capacità criminale» e sarebbe un soggetto «spregiudicato», capace di contare su una rete di conoscenze in diversi Paesi.

Secondo quanto ricostruito nell'ordinanza, il 4 luglio, giorno delle perquisizioni domiciliari, l'imprenditore sarebbe stato pronto a lasciare l'Italia per raggiungere il Camerun.

Lavitola era stato arrestato nella mattinata di lunedì 10 agosto dagli uomini del Nucleo investigativo dei carabinieri.

Per lui è ora prevista una fase decisiva dell'inchiesta: domani, mercoledì 12 agosto, è fissato nel carcere di Rebibbia l'interrogatorio di garanzia.

«L'arresto conferma la gravità e la complessità dell'attentato, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione», ha dichiarato Roberto De Vita, legale di Ranucci.

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