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Braccianti morti nel minivan in fiamme ad Amendolara: fermati due pachistani per omicidio plurimo


Cosenza – Una svolta nelle indagini sulla morte dei quattro braccianti agricoli trovati carbonizzati all’interno di un minivan lungo la Statale 106, nel territorio di Amendolara. La Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due cittadini pachistani, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.

I due sospettati sono stati individuati dagli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza grazie alle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del distributore di carburante dove il veicolo è stato trovato avvolto dalle fiamme. Dopo essere stati rintracciati a Villapiana e sottoposti a un lungo interrogatorio in Questura, per loro è scattato il provvedimento di fermo.

Le immagini delle telecamere

Secondo quanto emerso dalle indagini, i filmati avrebbero documentato le fasi precedenti all’incendio. Nelle immagini si vedrebbero due persone bloccare dall’esterno le portiere del minivan mentre dal portellone posteriore verrebbe introdotta una sostanza infiammabile. Poco dopo si noterebbe una fiammata e la fuga dei due sospettati.

Elementi che hanno rafforzato l’ipotesi investigativa secondo cui non si sarebbe trattato di un incidente, ma di un'azione volontaria.

Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D'Alessio, ha confermato che i due fermati sono “gravemente indiziati” del delitto, precisando che le indagini sono ancora in corso per ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti e accertare eventuali ulteriori responsabilità.

Il racconto del sopravvissuto

Determinante anche la testimonianza dell’unico sopravvissuto, un cittadino afghano che viaggiava a bordo del mezzo e che è riuscito a mettersi in salvo riportando ustioni.

L'uomo ha riferito agli investigatori che all'origine della tragedia ci sarebbe stata una discussione legata al pagamento del trasporto. Secondo il suo racconto, i due fermati avrebbero cosparso l’abitacolo di benzina e successivamente appiccato il fuoco.

Il sopravvissuto ha inoltre denunciato presunte condizioni di sfruttamento lavorativo e minacce subite insieme agli altri braccianti, sostenendo che i lavoratori venivano costretti a lavorare senza ricevere il compenso pattuito.

Indagini ancora aperte

Le vittime, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero cittadini pachistani e afghani impiegati come braccianti agricoli nella zona. Gli investigatori stanno approfondendo ogni aspetto della vicenda, compresa l'eventuale presenza di una rete di sfruttamento della manodopera straniera.

Nelle prossime ore la Procura di Castrovillari terrà una conferenza stampa per fornire ulteriori dettagli sull'inchiesta e sugli sviluppi investigativi.

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