Stretto di Hormuz - Si riaccende la tensione internazionale attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei nodi più sensibili per il traffico energetico mondiale.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio dell’iniziativa denominata “Project Freedom”, descritta come un’operazione finalizzata a “liberare le navi nello Stretto di Hormuz”, che la Casa Bianca definisce un gesto di carattere umanitario. Parallelamente, il Comando centrale americano (CENTCOM) ha precisato che si tratta di una “missione difensiva”, inserita in un più ampio dispositivo di sicurezza che includerebbe anche misure di blocco navale.
La reazione di Teheran è stata immediata e dura. Ebrahim Azizi, presidente della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, ha avvertito che qualsiasi interferenza statunitense nel nuovo assetto marittimo dello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco.
Ancora più esplicita la posizione militare iraniana: il comandante del quartier generale centrale di Hazrat Khatam al-Anbiya ha dichiarato che eventuali forze straniere, in particolare quelle statunitensi, saranno considerate obiettivi militari in caso di avvicinamento o ingresso nell’area strategica dello stretto.
Sul piano diplomatico, la situazione resta fluida. Washington ha respinto una proposta iraniana articolata in 14 punti, mentre secondo l’inviato Steve Witkoff i negoziati per una possibile tregua non si sarebbero comunque interrotti.
Il quadro complessivo evidenzia un ulteriore irrigidimento tra le due sponde del confronto, con lo Stretto di Hormuz che torna a configurarsi come uno dei principali epicentri geopolitici e militari della regione del Golfo.
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