Beirut, Libano - Tensione altissima in Medio Oriente. Un drone, presumibilmente riconducibile a Hezbollah, è esploso all’interno del quartier generale della missione UNIFIL a Naqoura, nel sud del Libano, dove è presente anche il contingente italiano.
Secondo le prime informazioni non si registrano feriti, ma l’esplosione avrebbe provocato danni ad alcuni edifici della base ONU.
Nel frattempo continua a crescere lo scontro tra Iran e Stati Uniti. Il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Saeed Siahsarani, ha lanciato pesanti minacce contro Washington, affermando che “il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo” e avvertendo che, in caso di errore degli Usa, “il Golfo Persico diventerà il più grande cimitero acquatico per le forze americane”.
Teheran torna inoltre ad agitare lo spettro nucleare. Per la prima volta, esponenti iraniani hanno ipotizzato apertamente un possibile arricchimento dell’uranio al 90%, livello compatibile con la costruzione di un’arma atomica, nel caso di una nuova guerra. A dichiararlo è stato Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale iraniana.
Sul fronte diplomatico resta lo stallo, mentre il presidente americano Donald Trump avrebbe incontrato i vertici militari per valutare una possibile ripresa dei raid. Secondo fonti internazionali, una decisione definitiva potrebbe arrivare dopo il previsto incontro con Xi Jinping in Cina.
Intanto proseguono anche gli attacchi israeliani nel Libano meridionale. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, almeno otto persone, tra cui due bambini, sarebbero morte in una serie di raid aerei lungo l’autostrada costiera tra Barja, Jiyeh e Saadiyat.
