Usa-Iran, nuovi colloqui in Pakistan: Trump proroga la tregua sugli attacchi


Proseguono i tentativi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, mentre si apre uno spiraglio per nuovi colloqui indiretti che, secondo il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, dovrebbero tenersi in Pakistan. L’annuncio è arrivato a margine del vertice del G7 dei ministri degli Esteri in corso in Francia, al quale partecipa anche il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump ha deciso di prorogare fino al 6 aprile la moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. La decisione rientra in un fragile equilibrio negoziale che prevede, in cambio, la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz.

Trump ha definito i colloqui “positivi”, pur mantenendo una linea prudente: «Non sono più sicuro di volere un accordo», ha dichiarato, lasciando intendere che la trattativa resta incerta. Secondo la Casa Bianca, il confronto diplomatico potrebbe protrarsi per un periodo compreso tra quattro e sei settimane.

Tregua temporanea e tensione militare

L’inquilino della Casa Bianca ha ribadito che gli attacchi resteranno sospesi fino al 6 aprile, estendendo di fatto la finestra negoziale. In un messaggio pubblicato sui social, Trump ha sostenuto che i colloqui “stanno procedendo molto bene”, nonostante le notizie contrarie diffuse dai media.

Allo stesso tempo, però, il presidente ha mantenuto toni duri nei confronti di Teheran, affermando che l’Iran starebbe “implorando per un accordo”, pur aggiungendo che Washington non è certa di volerlo concludere. Parallelamente, gli Stati Uniti stanno rafforzando la propria presenza militare nella regione con l’invio di migliaia di marines e forze speciali, pronte a intervenire in caso di escalation.

Il piano americano e la risposta iraniana

Nei giorni scorsi Washington ha presentato a Teheran un piano in 15 punti, illustrato dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, come base per un possibile accordo di pace.

La proposta è stata però respinta dall’Iran, che ha ribadito le proprie condizioni, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz, considerato da Teheran un diritto “naturale e legale”. Attraverso il Pakistan, che svolge un ruolo di mediatore nei negoziati indiretti, la Repubblica islamica ha comunque inviato una risposta ufficiale al piano americano.

Uno scenario ancora incerto

Il possibile incontro in Pakistan rappresenta un nuovo tentativo di mantenere aperto il dialogo in uno scenario estremamente delicato. Tra aperture diplomatiche e tensioni militari, il negoziato resta appeso a un equilibrio fragile, con il rischio che eventuali sviluppi possano rapidamente cambiare il quadro geopolitico della regione.

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