Roma - La magistratura torna a richiamare le parti politiche a un clima di maggiore responsabilitĂ nel dibattito sul referendum sulla riforma della Giustizia, sempre piĂą acceso nelle ultime settimane. La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha sottolineato l’importanza di seguire le parole del Capo dello Stato, dichiarando: “In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a piĂą riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L'appello all'abbassamento dei toni è assolutamente opportuno”.
Tono contro la magistratura “a un livello inaccettabile”
L’Anm ha spiegato di aver finora evitato di replicare alle critiche, pur ritenendo che “il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese”. La scelta, conclude la Giunta, resta quella di “mantenere inalterata la nostra linea”.
Bufera per le parole della capa di gabinetto del ministro Nordio
Ieri, il dibattito si è ulteriormente infiammato per le dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante un confronto televisivo su TeleColor. Bartolozzi aveva affermato: “FinchĂ© la giustizia non ti marchia tu non lo capisci… Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”. Le opposizioni hanno reagito duramente: il Movimento 5 Stelle ha definito le dichiarazioni “eversive”, il Partito Democratico le considera “inaccettabili” e Alleanza Verdi e Sinistra ne chiede le dimissioni.
Il ministro Nordio, pur dichiarandosi dispiaciuto per le parole della sua collaboratrice, ha chiarito: “No, non deve dimettersi. Ha spiegato il suo punto di vista, riferendosi solo a una piccola parte politicizzata della magistratura. Sicuramente le sue parole possono essere state interpretate in modo improprio, ma non rappresentano il suo pensiero complessivo”.
SolidarietĂ e appello ai toni bassi
Nordio ha ribadito la propria solidarietĂ alla magistratura, sottolineando di sentirsi ancora parte della categoria: “Una volta magistrato, si è sempre magistrato. La riforma libererĂ la magistratura dall’ipoteca delle correnti e da degenerazioni che l’hanno caratterizzata negli ultimi anni”.
Il ministro ha inoltre ricordato la propria carriera, iniziata nel 1975 con indagini sulle Brigate Rosse, e ha invitato tutti a mantenere toni moderati: “Il dissenso è il sale della democrazia e auspico che i toni vengano sempre tenuti bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica”.

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