Gerusalemme - Dopo i raid statunitensi e israeliani sull’Iran del 28 febbraio, Teheran ha reagito con una serie di attacchi missilistici e con droni diretti contro Israele, basi Usa in Medio Oriente e aree civili, scatenando una nuova escalation nella regione.
Colpita Tel Aviv
La risposta iraniana ha preso di mira soprattutto Israele, con sirene antiaeree e residenti costretti a rifugiarsi mentre il sistema Iron Dome intercettava numerosi missili. A Tel Aviv, diversi edifici sono stati danneggiati e almeno una persona è morta, mentre altre 22 sono rimaste ferite, di cui una in condizioni gravi. Nella giornata del 1 marzo, una nuova ondata di missili ha colpito nuovamente Israele, con esplosioni segnalate anche a Gerusalemme.
Paura a Dubai
Gli attacchi iraniani hanno interessato anche Dubai, colpendo aree civili, tra cui la celebre isola-resort Palm Jumeirah. Quattro persone sono rimaste ferite. L’aeroporto internazionale della città ha subito danni lievi, con feriti tra il personale. Sempre a Dubai, un edificio con funzionari americani è stato colpito da un missile o drone.
Altre località colpite
A Riad si sono registrate forti esplosioni nella parte orientale della capitale saudita, con colonne di fumo visibili. A Doha, il ministero della Difesa del Qatar ha intercettato droni e missili, senza registrare vittime. A Oman, il porto commerciale di Duqm è stato colpito da due droni, ferendo un lavoratore e danneggiando strutture vicine senza altre vittime.
Basi Usa e militari italiani
L’aeronautica iraniana ha annunciato di avere bombardato “con successo” basi statunitensi nel Golfo Persico e nel Kurdistan iracheno. I militari italiani presenti in Medio Oriente sono stati messi in sicurezza nei bunker: in Iraq, 350 militari sono stati trasferiti in sicurezza; la base di Al Salem in Kuwait è stata attaccata senza feriti. In Giordania, 70 militari italiani sono stati trasferiti nei bunker vicino ad Amman. In Libano, circa 1.000 soldati italiani si trovano nella base di Shama e altre postazioni nel sud del Paese. In Cisgiordania e nel Mar Rosso operano carabinieri e contingenti italiani nell’operazione Aspides contro la minaccia Houthi, che ha annunciato la ripresa degli attacchi.
La situazione resta altamente volatile, con il rischio di ulteriore escalation nella regione, mentre le popolazioni locali e i contingenti stranieri continuano a vivere sotto massima allerta.
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