Roma – Giornata di sciopero per le giornaliste e i giornalisti italiani, che oggi, 27 marzo, incrociano le braccia per chiedere il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto ormai da dieci anni. L’agitazione, indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, coinvolge anche le redazioni di Sky TG24 e rappresenta la seconda tappa di un pacchetto di cinque giornate di sciopero, con una terza già fissata per il 16 aprile.
Al centro della protesta c’è la richiesta di condizioni di lavoro dignitose e di un adeguamento salariale, in un contesto segnato da profondi cambiamenti nel settore dell’informazione. Dal 2016, anno di scadenza dell’ultimo contratto, i carichi di lavoro sono aumentati, le redazioni si sono ridotte e le prestazioni si sono estese su più piattaforme, mentre le retribuzioni sono rimaste ferme o sono state ridotte, anche a causa dell’inflazione che ha inciso per circa il 20%.
Secondo il sindacato, la situazione è aggravata dalle scelte degli editori, accusati di aver investito poco nel prodotto editoriale nonostante i consistenti contributi pubblici ricevuti negli ultimi anni. Tra il 2024 e il 2026, si legge nel comunicato, il settore avrebbe beneficiato di oltre 160 milioni di euro per le copie cartacee, oltre a ulteriori risorse per prepensionamenti e innovazione tecnologica.
Particolarmente criticata anche la proposta di ridurre i salari dei neoassunti, ritenuta una misura che rischia di accentuare la divisione generazionale nelle redazioni senza affrontare le sfide della trasformazione digitale.
«Avere un contratto rinnovato non è un privilegio», sottolinea la Fnsi. «Essere pagati in modo dignitoso e lavorare senza precarietà permanente è un diritto». Il sindacato ribadisce inoltre che la qualità dell’informazione è strettamente legata alle condizioni di chi la produce: senza tutele e indipendenza economica, il giornalismo rischia di perdere il proprio ruolo di garanzia democratica.
Al centro della mobilitazione c’è anche un richiamo ai principi costituzionali, in particolare all’Articolo 21 della Costituzione italiana, che tutela la libertà di espressione e di stampa. «Un’informazione libera e plurale – evidenziano i giornalisti – può esistere solo se chi la realizza non è economicamente ricattabile».
Lo sciopero, concludono i promotori, non è una difesa di privilegi ma una battaglia per il riconoscimento del valore del lavoro giornalistico e per la tutela di un bene pubblico essenziale come l’informazione.
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