A circa due settimane dagli attacchi USA e Israele all’Iran, l’impatto economico in Italia comincia a farsi sentire. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, l’aumento dei costi energetici potrebbe pesare complessivamente 9,3 miliardi di euro sui bilanci delle circa 26,7 milioni di famiglie italiane, con una spesa media annua aggiuntiva di 350 euro a famiglia.
Nonostante la crisi geopolitica, i mercati globali delle principali materie prime mostrano stabilità e in alcuni casi lievi cali: nickel -1,9%, rame -2,6%, piombo -2,7%, zinco -3% e stagno -7,9%. Al contrario, petrolio e gas hanno subito incrementi significativi, rispettivamente del 45,8% e del 62%. La Cgia evidenzia come il settore energetico sia particolarmente sensibile agli squilibri geopolitici, mentre il resto delle commodities rimane resiliente.
L’aumento dei costi energetici colpisce soprattutto le grandi città. A Roma l’incremento complessivo della spesa energetica potrebbe toccare 705,8 milioni di euro, a Milano 554,5 milioni e a Napoli poco più di 406 milioni. Le province meno esposte sono Vibo Valentia con 23,1 milioni, Aosta con 21,3 milioni e Isernia con 12,7 milioni.
La Cgia segnala differenze rispetto alla crisi legata all’invasione russa dell’Ucraina: a quindici giorni dal conflitto del 2022, le materie prime registrarono aumenti molto più marcati, con rialzi eccezionali su gas, nickel, cereali, petrolio e metalli industriali.
Al momento, l’impatto sui mercati internazionali appare contenuto, ma l’energia rimane un settore vulnerabile. Le famiglie italiane subiranno l’effetto dei rincari soprattutto nelle bollette, evidenziando la necessità di misure di mitigazione e attenzione alle città più colpite.

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