Violenza sessuale, Bongiorno propone il “dissenso” al posto del consenso nel ddl in Senato


Roma, 22 gennaio 2026 – La senatrice Giulia Bongiorno, relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, ha presentato oggi in Senato una proposta di riformulazione del testo, attualmente all’esame della commissione Giustizia e in votazione la prossima settimana.

Al centro del nuovo provvedimento resta il principio del “dissenso” della vittima: il testo chiarisce che la “volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. L’atto sessuale è considerato contrario alla volontà della persona anche se avviene “a sorpresa” o quando la vittima non può esprimere il proprio dissenso.

Con la riformulazione, sparisce invece il termine “consenso” presente nel testo approvato alla Camera, che prevedeva il concetto di “consenso libero e attuale” come elemento centrale del reato. Cambiano anche le pene: per la violenza sessuale semplice, la reclusione passa da 4 a 10 anni, mentre rimane di 6-12 anni quando l’atto avviene mediante violenza, minaccia o abuso di autorità. Una riduzione fino a due terzi della pena è prevista nei casi di minore gravità, considerando modalità della condotta, circostanze e danno fisico o psichico alla vittima.

Sulla riformulazione Bongiorno ha commentato: “Al centro resta la volontà della donna. Il nuovo testo include anche le condotte di freezing, cioè quelle a sorpresa. Mi sembra un buon punto di equilibrio”.

La proposta ha subito suscitato reazioni politiche. Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il testo “un enorme passo indietro” che sconfessa l’accordo bipartisan raggiunto alla Camera. Michela Di Biase del Pd lo ha definito “retrogrado e pericoloso”, sottolineando che introdurre il concetto di dissenso “peggiora la tutela prevista dal nostro ordinamento e indebolisce la protezione delle donne vittime di violenza”.

Il dibattito sul ddl resta aperto e la votazione in commissione è attesa per la prossima settimana, mentre l’opinione pubblica e le associazioni femminili seguono con attenzione l’evoluzione del provvedimento.

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