Il Tribunale di Milano ha assolto con formula piena gli imputati nel primo processo sulle inchieste urbanistiche milanesi. Respinta anche la richiesta di confisca del grattacielo
Sono stati tutti assolti perché “il fatto non costituisce reato” gli otto imputati nel primo processo nato dalle inchieste della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città. La sentenza riguarda il caso della Torre Milano di via Stresa, grattacielo di oltre 80 metri e 24 piani finito al centro di un’indagine per presunti abusi edilizi e lottizzazione abusiva.
A decidere è stata la giudice Paola Braggion della settima sezione penale del Tribunale di Milano. La Procura, attraverso la pm Marina Petruzzella, aveva chiesto otto condanne e anche la confisca della torre.
Gli imputati sono stati assolti con formula piena. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
Le richieste dell’accusa
La pm Petruzzella aveva contestato agli imputati i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, sostenendo che per la realizzazione dell’edificio fosse stata utilizzata una procedura amministrativa non corretta.
Tra le richieste di condanna figuravano 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, oltre che per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi.
La stessa pena era stata chiesta per Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica del Comune di Milano, e per l’architetto Gianni Maria Beretta, progettista dell’intervento.
Per gli ex funzionari dello Sportello unico edilizia Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda, mentre per Pietro Ghelfi un anno di arresto e 16mila euro di ammenda.
Il nodo della procedura edilizia
Secondo la ricostruzione della Procura, per realizzare la Torre Milano sarebbe stata utilizzata una Scia con atto d’obbligo, cioè un’autocertificazione, invece di un piano attuativo con convenzione urbanistica.
Per l’accusa, l’intervento sarebbe stato presentato come una ristrutturazione edilizia mentre avrebbe avuto le caratteristiche di una nuova costruzione, con la conseguente necessità di una diversa procedura autorizzativa e di una valutazione sui servizi da garantire nell’area.
La questione rappresentava uno dei punti centrali delle numerose inchieste sulla trasformazione urbanistica di Milano.
La posizione del Tribunale
In una nota firmata dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, diffusa prima del deposito delle motivazioni, è stato spiegato che per tutti gli imputati “difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo”.
Secondo il Tribunale, negli ultimi anni si sono susseguite diverse interpretazioni giurisprudenziali sul concetto di ristrutturazione edilizia, anche da parte della giurisprudenza penale, amministrativa e della Corte Costituzionale.
La nota evidenzia inoltre che la prassi consolidata del Comune di Milano aveva consentito l’intervento della Torre Milano attraverso il titolo edilizio effettivamente rilasciato alla società OPM Srl, ovvero una Scia.
Gli otto imputati erano assistiti dagli avvocati Brambilla Pisoni, Tizzoni, Diodà, Bencini, Moramarco, Limentani, Bono e Mangiarotti. Il Comune di Milano, pur indicato come parte offesa dalla Procura, non si era costituito parte civile nel procedimento.
