Roma - Il referendum sulla riforma della Giustizia, con la separazione delle carriere dei magistrati, potrebbe subire uno slittamento. È convocato per oggi, 7 febbraio, alle 12, un Consiglio dei ministri per discutere la questione, dopo che la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito referendario nella versione formulata da un comitato di 15 giuristi promotori della raccolta firme di 500mila cittadini. Al momento, i cittadini sono chiamati alle urne il 22 e 23 marzo.
Il nuovo quesito
La revisione del quesito riguarda in particolare il riferimento agli articoli della Costituzione modificati: artt. 87 (decimo comma), 102 (primo comma), 104, 105, 106 (terzo comma), 107 (primo comma) e 110.
Rischio slittamento
Se il quesito dovesse richiedere un nuovo decreto di indizione del referendum, il conteggio dei 50 giorni di campagna elettorale, previsto dalla legge, ripartirebbe da zero. In questo caso, la data del voto potrebbe slittare di almeno un paio di settimane, considerando anche il weekend pasquale. Alcune forze politiche ritengono che l’obiettivo dei ricorrenti sia proprio quello di guadagnare tempo a favore del Comitato del No.
Parere del ministro Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito che l’integrazione del quesito non dovrebbe comportare conseguenze significative sulla data del referendum: “Si tratta solo di un chiarimento del quesito, non di uno sconvolgimento. Anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane”.
Promotori fiduciosi
I giuristi promotori della nuova formulazione si dicono “fiduciosi” che verrà fissata una nuova data e non escludono un eventuale ricorso alla Consulta se il calendario non dovesse cambiare. “Ci aspettiamo semplicemente il rispetto della Costituzione e delle tempistiche di 50 giorni della campagna referendaria”, affermano.
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