Milano, 25 febbraio 2026 – Carmelo Cinturrino, 41 anni, assistente capo del commissariato Mecenate, resta in carcere per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso con un colpo di pistola il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Lo ha deciso il gip di Milano, Domenico Santoro, convalidando il fermo e disponendo la custodia cautelare dopo l’interrogatorio di garanzia presso il carcere di San Vittore.
Nell’ordinanza, il giudice sottolinea che le modalità dei fatti e la “negativa personalità ” di Cinturrino rendono concreto il rischio che possa commettere ulteriori gravi reati, con uso di armi o altri mezzi di violenza personale. Tra gli elementi a suo sfavore, il gip evidenzia che Cinturrino ha sparato a una persona in fuga che non rappresentava minaccia reale e ha alterato la scena del delitto, ordinando al collega di prelevare una pistola a salve per simulare legittima difesa.
Durante l’interrogatorio, durato due ore, Cinturrino ha ammesso di aver sparato e di aver alterato la scena, sostenendo di essersi impaurito quando ha scambiato un sasso per un’arma. Ha confermato che tutti i colleghi indagati erano a conoscenza della presenza della pistola giocattolo, conservata da tempo. Ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori e di conoscere personalmente Mansouri.
Il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha annunciato l’avvio immediato del procedimento disciplinare per la destituzione di Cinturrino, definendo il caso di estrema gravità .
Gli altri poliziotti coinvolti sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, poiché avrebbero seguito le istruzioni di Cinturrino nei momenti successivi allo sparo. I colleghi hanno riferito che l’agente era noto per la sua aggressività e per l’uso del martello nelle operazioni, guadagnandosi il soprannome di “Thor”.
L’avvocato difensore di Cinturrino, Piero Porciani, ha confermato che l’agente ha ammesso le responsabilità e ha chiesto scusa ai colleghi e a chi si era fidato di lui.

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