Napoli, 25 febbraio 2026 – Un comune contenitore frigo in plastica, non sigillato, di quelli utilizzati per il trasporto di cibi e bevande, sarebbe stato impiegato per trasferire, immerso nel ghiaccio secco, il cuore donato a Bolzano e destinato al piccolo Domenico a Napoli. È quanto riportato dal quotidiano “Il Mattino” nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del bambino di due anni, deceduto dopo circa due mesi di ricovero a seguito del trapianto.
Nel frattempo, gli ispettori inviati dal Ministero della Salute sono giunti all’ospedale di Bolzano per acquisire la documentazione relativa alla procedura di espianto e trasporto dell’organo. La scorsa settimana analoghe verifiche erano state effettuate all’ospedale Monaldi di Napoli.
Le indagini
Sul fronte penale, il Nas di Trento si è recato nella struttura altoatesina per ulteriori accertamenti, acquisendo l’elenco del personale coinvolto, a tutti i livelli professionali, nella procedura di prelievo e trasporto del cuore.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, durante il trasferimento dell’organo si sarebbe verificato un picco di temperatura, con il cuore che sarebbe rimasto congelato a causa del ghiaccio secco. L’organo, in tali condizioni, sarebbe stato comunque trapiantato dall’équipe napoletana. Il contenitore utilizzato per il trasporto è stato sequestrato dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Tittafarrante.
Nel fascicolo è ipotizzato il reato di omicidio colposo. Sette medici dell’ospedale Monaldi di Napoli risultano indagati, mentre due infermieri dell’ospedale di Bolzano sono al vaglio degli inquirenti.
Le criticità operative
In una relazione inviata il 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute, vengono segnalate “significative criticità operative” a carico del team di prelievo di Napoli durante l’intervento di espianto eseguito il 23 dicembre. I rilievi riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica ritenuta incompleta (in particolare ghiaccio insufficiente) e incertezze nella gestione dell’eparina.
Il Monaldi ha replicato riportando l’interlocuzione tra l’équipe partenopea e il personale sanitario bolzanino. Tra i passaggi evidenziati, la richiesta di integrare il ghiaccio in sala operatoria e la precisazione dell’équipe di espianto secondo cui la distinzione tra ghiaccio sterile e non sterile non sarebbe stata ritenuta rilevante ai fini della conservazione dell’organo.
Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità e chiarire se le modalità di conservazione e trasporto abbiano compromesso l’esito del trapianto.

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