Caso Epstein, i documenti Usa oscurano sei nomi: Re Carlo e Starmer sotto pressione


New York - Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe oscurato il nome di almeno sei uomini potenzialmente implicati nel caso di Jeffrey Epstein, secondo quanto denunciato dai deputati Ro Khanna e Thomas Massie, rispettivamente democratico e repubblicano. I due legislatori hanno avuto accesso ai documenti non censurati e intendono concedere al ministero guidato da Pam Bondi il tempo necessario per rimuovere gli omissis, senza escludere la possibilità di rendere pubblici i sei nomi durante una seduta della Camera, godendo così dell’immunità parlamentare. Tra le persone oscurate, ha precisato Massie, ci sarebbe un alto funzionario di un governo straniero e una personalità di rilievo internazionale.

Il caso Epstein ha coinvolto anche la Gran Bretagna. Re Carlo, preoccupato dalle rivelazioni sul fratello Andrea, ha confermato la sua disponibilità a collaborare con la polizia britannica, incaricata di valutare la rilevanza penale di informazioni confidenziali condivise dall’ex principe con Epstein durante missioni svolte in Asia come emissario e testimonial commerciale per diversi governi. Anche i principi William e Kate hanno espresso “grande preoccupazione” per la vicenda.

Ghislaine Maxwell, ex compagna e complice di Epstein, ha testimoniato alla Camera Usa tramite videocollegamento dal carcere, avvalendosi del quinto emendamento e rifiutando di rispondere per non autoincriminarsi. Maxwell, condannata a 20 anni per aver favorito gli abusi su minorenni, ha dichiarato che parlerà solo in caso di grazia presidenziale. Intanto, Bill e Hillary Clinton sono pronti a deporre, ma resta il dibattito sulla modalità: pubblica o a porte chiuse, con i repubblicani favorevoli alla seconda opzione per evitare un possibile imbarazzo politico anche per il presidente Usa Donald Trump. Dai file pubblicati emerge che Maxwell aiutò Bill Clinton a fondare e finanziare iniziative filantropiche prima dell’incriminazione di Epstein in Florida nel 2006.

Il caso Epstein esercita pressione anche sul premier britannico Keir Starmer. Lo scandalo della nomina a ambasciatore Usa di Peter Mandelson, legato in passato a Epstein, ha generato tensioni interne al partito laburista. Starmer ha incontrato il gruppo parlamentare a porte chiuse, rivendicando la volontà di restare in carica e promettendo una svolta dopo le dimissioni di due collaboratori chiave, strappando così un margine di fiducia almeno apparente.

Nuove informazioni emergono anche sul ruolo di Donald Trump. Secondo quanto riportato dal Miami Herald, nel luglio 2006 Trump avrebbe detto al capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, che le attività di Epstein con minorenni erano note sia a New York sia a Palm Beach, commentando: “Grazie al cielo lo state fermando, tutti sapevano che stava facendo”. Trump avrebbe inoltre definito Ghislaine Maxwell “malvagia e concentrata solo su se stessa” e raccontato di essere stato presente in alcune situazioni con adolescenti, ma di essersi subito allontanato.

La vicenda, con le rivelazioni che continuano a emergere, continua a intrecciare politica internazionale, giustizia e scandali legati a figure di spicco.

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