La Procura di Larino ha disposto verifiche sui dispositivi informatici per cercare eventuali ricerche sulla sostanza tossica che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.
PIETRACATELLA – Nuovo capitolo nelle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre 2025 per avvelenamento da ricina. Gli investigatori stanno passando al setaccio i dispositivi elettronici presenti in quattro istituti scolastici della zona, alla ricerca di eventuali tracce di ricerche sulla sostanza tossica.
La prima perquisizione è iniziata questa mattina, poco prima delle 10, all’Istituto agrario di Riccia. Gli uomini della Squadra Mobile e del Servizio centrale operativo (Sco) sono entrati nella scuola per esaminare oltre 70 computer, analizzando memorie, cronologie, file, download ed eventuali dati cancellati.
Nell’istituto lavora come tecnico di laboratorio il marito di un’insegnante amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. La presenza di questo collegamento rientra nel contesto delle verifiche investigative, ma non costituisce di per sé un elemento di responsabilità.
Le prossime perquisizioni nelle scuole
Le attività proseguiranno nei prossimi giorni in altri tre istituti scolastici:
- Mercoledì 14 ottobre: al liceo scientifico di Riccia, dove insegna la professoressa amica di Di Vita.
- Giovedì: al liceo classico di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara e dalla sorella Alice.
- Venerdì: al liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita.
Alle operazioni di oggi partecipa anche Gianni Alfonso, consulente informatico dell’avvocato di Gianni Di Vita.
L’obiettivo degli accertamenti è verificare se dai computer possano emergere elementi utili a ricostruire eventuali ricerche sulla ricina e a chiarire le circostanze della morte delle due donne. A quasi un anno dai decessi, l’inchiesta punta a trovare risposte agli interrogativi ancora aperti.
