Secondo quanto riportato dal quotidiano The Washington Post, il Dipartimento della Difesa statunitense starebbe valutando scenari operativi che includerebbero possibili interventi a terra in Iran nel caso di un’ulteriore escalation del conflitto.
Il piano allo studio del Pentagono non prevederebbe una invasione su larga scala, ma una serie di operazioni mirate, condotte da reparti speciali e unità di fanteria per un periodo potenzialmente prolungato di settimane.
Le indiscrezioni arrivano in un contesto già altamente instabile, con un’escalation regionale che vede nuovi attori entrare in campo. A un mese dall’inizio del conflitto, il movimento yemenita degli Houthi movement avrebbe rivendicato un attacco contro Israel e minacciato la possibile chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb Strait, snodo cruciale per le rotte commerciali verso il Mediterraneo.
Parallelamente, fonti riportano un’azione di ritorsione attribuita a Tehran contro una base militare in Saudi Arabia, in seguito ad attacchi su siti nucleari iraniani. Nell’episodio sarebbero rimasti feriti 12 militari statunitensi, secondo le ricostruzioni diffuse.
Sul fronte diplomatico proseguono intanto i tentativi di mediazione. È previsto oggi un primo incontro trilaterale tra i mediatori a Islamabad, con l’obiettivo di aprire un canale negoziale tra le parti.
Dagli Stati Uniti, il senatore Marco Rubio ha dichiarato che il conflitto potrebbe concludersi “in settimane e non in mesi”, pur in un quadro ancora estremamente fluido e privo di conferme ufficiali su una de-escalation imminente.

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