Da Venezia alla Sicilia: il nuovo viaggio di Pandolfini nella grande Maiolica Rinascimentale


Dopo gli importanti cataloghi proposti negli ultimi anni premiati da una lunga e consistente serie di successi, il prossimo 20 ottobre la maiolica rinascimentale torna protagonista da Pandolfini con una accurata e ricca selezione di opere rappresentative della produzione italiana: da Venezia alla Sicilia passando da Montelupo, Urbino e Deruta.

Iniziamo questo breve excursus citando un’importante COPPIA DI VASI in maiolica invetriata realizzati nei primi decenni del Cinquecento, probabilmente intorno al 1520, da Giovanni della Robbia. I due vasi, dal grande impatto visivo e decorativo, hanno il corpo di un intenso azzurro ceruleo modellato nella caratteristica forma ad anfora con anse a delfino e un coperchio realizzato come un grande bouquet di fiori e frutta sui quali si arrampicano piccoli animali; la richiesta per la coppia è di 30.000/50.000 (lotto 13).

Il catalogo propone un’altra opera realizzata da un altro membro della feconda stirpe dei della Robbia, LA CARITÀ, un gruppo scultoreo in terracotta invetriata realizzato intorno al 1515 da Girolamo e offerto a 20.000/30.000 euro (lotto 14). Opera davvero sorprendente per la sofisticata complessità compositiva, questo inedito gruppo scultoreo di piccole dimensioni reinterpreta con accenti assai originali i modi dell’arte robbiana, in perfetta sintonia con il primo manierismo fiorentino.

Ai primi decenni del Cinquecento appartengono anche tre VASI biansati, tipici della produzione di Deruta; uno, da datare al primo terzo del XVI secolo, è dipinto in blu di cobalto su smalto stannifero con decori a lustro giallo dorato, e ha una valutazione di 6.000/9.000 euro (lotto 20).

Ben rappresentata anche la produzione della bottega Pompei di Castelli, tra i lotti più interessanti troviamo una BROCCA, dipinta in policromia su entrambe le facce con iI profilo di una donna dai capelli rossi su fondo blu all’interno di una ricca decorazione, mentre il retro, dove s’innesta il manico, è lasciato bianco e il versatoio è modellato a forma di drago. Per la brocca, realizzata nel decennio 1550-1560, la richiesta è di 10.000/15.000 euro (lotto 41).

E 10.000/15.000 euro è la stima anche di una COPPIA DI GRANDI VASI biansati realizzata a VENEZIA nel 1570 circa, entrambi i vasi sono decorati in policromia con un grande medaglione dalla cornice "accartocciata", in uno vi è la figura di un santo domenicano, nell’altro la figura di una santa suora domenicana; sul resto della superficie si dispiega una decorazione a "fiori" e "frutti" con foglie d'acanto, bacche, corolle, pomi, campanule (lotto 45).

In catalogo troviamo anche un’interessante selezione di “istoriati”, tra questi è obbligo segnalare un TONDINO e un PIATTO prodotti a Urbino.

Il TONDINO, offerto a 20.000/30.000 euro e realizzato circa tra 1530 e il 1535, è in maiolica dipinta in policromia con una scena che si dispiega senza soluzione di continuità sul cavetto profondo e la tesa larga. Lo stile pittorico con cui è raffigurata la fanciulla addormentata a cui un giovane Cupido taglia una ciocca di capelli fa pensare a una chiara influenza dell’opera di Francesco Xanto Avelli (lotto 28).

Il PIATTO, invece, uscito dalla bottega di Guido Durantino nel 1535-40, raffigura il giovane Muzio Scevola davanti al suo cavallo nell’atto di avvicinare la fiaccola alla sua mano destra sotto lo sguardo di Re Porsenna assiso in trono. Lo stemma dipinto sulla tesa sopra le tende rimanda al famoso servizio del cardinale Nordi da Aquileia; la stima è per il piatto è di 15.000/20.000 euro (lotto 29).

Di poco antecedente è il PIATTO prodotto a Cafaggiolo tra il 1520 e il 1524 che reca sul retro la marca SP; modellato con argilla depurata chiara e un leggero strato di ingobbio sotto lo smalto, ha una larga tesa con decorazione “alla porcellana” a maglie larghe, mentre al centro del cavetto campeggia lo stemma della famiglia fiorentina dei Carnesecchi sormontato dalla mitra vescovile. Anche per questo lotto la stima è di 10.000/15.000 euro (lotto 12).

Per la produzione di Montelupo ricordiamo un grande BACILE da Acquereccia, apodo, in maiolica dipinta in policromia con, al centro del cavetto, lo stemma della famiglia Visdomini all’interno di uno scudo a sua volta entro una cornice a cartouche, mentre più serie concentriche di sottili motivi a candelabro coprono l’intera superficie. Il bacile, che probabilmente in origine accompagnato da una brocca apparteneva agli oggetti da “pompa”, è in catalogo per la cifra di 8.000/12.000 euro (lotto 66).

Infine, una piccola rarità è costituita da un PRESEPE faentino della prima metà del Cinquecento, con i personaggi racchiusi in un'unica volta celeste a forma di tempietto, costituita da una porzione di vaso tagliata e sormontata da una presa a bottone. La stima per questa piccola opera scultorea, i cui elementi figurativi trovano riscontro nella produzione di piccola statuaria rinascimentale tipica della città di Faenza, è di 6.000/8.000 euro (lotto 38).