30 anni senza eredi per Giorgio Almirante

di NICOLA ZUCCARO - Il 22 maggio 1988 muore a Roma, a causa di un'emorragia celebrale provocata dai postumi di un intervento chirurgico precedentemente eseguito a Parigi, Giorgio Almirante. Fondatore nel 1946 con alcuni reduci della Repubblica Sociale di Salò del Movimento sociale italiano, Almirante si adoperò per la democratizzazione della Destra italiana che, all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale, veniva considerata quale fautrice del neofascismo.

Una testimonianza per tutte della sua infaticabile opera di emancipazione anche in ambito europeo della destra in Italia fu il suo omaggio al feretro di Enrico Berlinguer, quando all'indomani della scomparsa del Segretario del PCI si recò presso la sede del Partito, in via delle Botteghe Oscure a Roma, fra lo stupore dei militanti. Almirante con quel gesto volle accelerare i tempi per quel processo di pacificazione nazionale che, però, fu frenato dalla stagione dell'eversione terroristica. Di estrema destra e di estrema sinistra.

Nei confronti di quest'ultima, ed in particolare del terrorismo di matrice brigatista, il 16 marzo 1978 Giorgio Almirante propose l'introduzione della pena di morte per gli esecutori della strage di via Fani che culminò nel rapimento di Aldo Moro e nell'uccisione degli uomini della scorta dello statista pugliese.

Quanto all'eredità politica lasciata da Giorgio Almirante, le repentine diaspore che hanno attraversato la destra italiana, dal 1995 (anno del Congresso di Fiuggi che celebrò la nascita di Alleanza nazionale quale successore del MSI) ad oggi, inducono a sostenere che la stessa sia stata dissipata nell'ultimo ventennio della storia politica nazionale. 

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