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Riscaldamento climatico, i fiori alpini a rischio estinzione

I cambiamenti climatici, aumento della temperatura e scioglimento dei ghiacci, e l’opera dell’uomo stanno mettendo a serio repentaglio moltissime specie anche vegetali come le piante alpine. Se il clima dovesse diventare più caldo e con proliferare di parassiti e agenti patogeni, queste piante si troverebbero in una situazione di pericolo.

Allo scopo di studiare il futuro delle genziane e delle stelle alpine, ricercatori dell’Istituto federale per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) guidati da Loïc Pellissier hanno trapiantato dieci tonnellate di tappeto erboso alpino da 2100 a 1400 m d’altezza.

Per l’esperimento in collaborazione con il Politecnico federale (ETH) di Zurigo, i ricercatori hanno trasferito complessivamente 80 zolle di prato misto a radici settecento metri più in basso grazie a 20 voli di elicottero. Da analisi preliminari emerge l’ipotesi che l’avvenire delle piante alpine si prospetta difficile. Nel 2012, colleghi di Pellissier all’ETH avevano fatto un esperimento simile, mettendo in luce come le piante alpine prosperano a stento a temperature inferiori.

Un’inversione della tipicità della flora è già stata rilevata, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: infatti sono in aumento determinate specie di piante sulle montagne del nord e del centro d’Europa, mentre sono in via di estinzione e di declino le specie delle regioni montuose del Mediterraneo.

I fiori alpini che crescono soltanto sulle vette europee sono in serio pericolo di estinzione anche se l’adattamento ai cambiamenti climatici ha fatto sviluppare una migrazione delle piante di montagna europee verso altitudini maggiori. La regione mediterranea, dunque, è destinata ad affrontare, nei prossimi decenni, una maggiore scarsità di acqua e aridità del suolo.

Inghilterra: entra in servizio il bus ad 'escrementi'

LECCE - C'è chi può storcere il naso di fronte al 'bio-bus' che entra in servizio per la prima volta nel Regno Unito, ma di sicuro la promessa è quella di abbattere l'impatto dei trasporti pubblici sulle emissioni e quindi sull'ambiente. Il veicolo da 40 posti infatti, che fa la spola fra l'aeroporto di Bristol e il centro della città termale di Bath, funziona a biometano, ricavato dal trattamento di escrementi e rifiuti alimentari, il cosiddetto 'umido'.

I creatori assicurano che l'olfatto di nessuno corre rischi perché nella produzione del gas dal liquame, biometano, per l’appunto c'è una fase di purificazione che evita la permanenza dei cattivi odori. Non è un caso se questi innovativi veicoli sono stati ribattezzati dai media britannici come 'poo-bus' (cacca-bus). La stessa Bath Bus Company, che li ha introdotti, ha scelto, in modo molto ironico, di raffigurare sulle fiancate un disegno di alcune persone sedute sul gabinetto. Si calcola che per fare il pieno di gas nel serbatoio, posto sopra il veicolo, servano i rifiuti organici prodotti da cinque persone nell'arco di un anno. Il bio-bus ha una autonomia di 300 chilometri.

Una notizia che può far sorridere - rileva Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” - ma che comunque potrebbe rappresentare un’importante svolta dal punto di vista ambientale anche perché segna un significativo punto di rottura con la lobby del petrolio e fa ben sperare in un futuro più sostenibile e meno

'SolaRoad': il primo percorso ciclabile solare al mondo

In Olanda è stata presentata ieri mercoledì 12 novembre la prima pista solare per biciclette al mondo, un progetto rivoluzionario che secondo i suoi progettisti potrebbe consentire la carica di biciclette e veicoli elettrici in tutta la rete stradale olandese (140.000 km, 25.000 km di piste ciclabili). Denominata "SolaRoad", la pista è stata costruita su una strada di 70 metri a nord di Amsterdam attraverso diversi moduli di 2,5 metri per 3,5 metri coperti con pannelli solari. Questi sono stati coperti con vetro temperato, antiscivolo per evitare incidenti.

Le biciclette e veicoli elettrici potrebbero un giorno essere in grado di ricaricare le batterie da strada o la bicicletta, con la spina elettrica o in maniera wireless, assicura Stefan De Wit, uno scienziato coinvolto nel progetto. In 16 giorni di servzio, la bicicletta ha prodotto 140 chilowatt / ora. Per ora, l'elettricità generata viene iniettata nella rete elettrica, ma potrebbe anche essere utilizzato in futuro per illuminare la strada pubblica.

Il progetto finora è costata circa 3 milioni di euro, soprattutto in spese di ricerca e sviluppo, secondo SolaRoad, rifiutando però di indicare qual è il prezzo per chilometro.Ad inaugurare la pista, il ministro dell'economia, Henk Kamp, che ha guidato la bici sui 70 metri di pista ciclabile, situata su un percorso che accoglie circa 2.000 ciclisti al giorno.

Il paese con più di 17 milioni di persone residenti, dove la bici è estremamente popolare, spera di triplicare la quota di energia rinnovabile nel suo consumo energetico entro il 2020 e di essere "fortemente neutrale" entro il 2050, ha detto il signor Kamp.SolaRoad sarà testata per due anni. L'obiettivo del progetto è quello di installare entro cinque anni una strada solare percorribile, mentre il numero di auto e moto continua ad aumentare.

"Siamo fiduciosi sul fatto che entro cinque anni, avremo un prodotto su larga scala," ha aggiunto De Wit.Se i Paesi Bassi che non sono il massimo per quanto riguarda l'esposizione solare puntano all'energia del sole per il proprio futuro, figuriamoci il Belpaese che è la terra del sole soprattutto nel Mezzogiorno, quali ambizioni potrebbe nutrire in tal senso, sottolinea Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, che si augura che dopo il boom del fotovoltaico che tante devastazioni ha fatto nelle nostre terre, si incominci a ragionare su un utilizzo più razionale delle fonti rinnovabili come stanno pensando altri stati europei che in questo si dimostrano sempre più avanti del nostro.

Nasce il Comitato nazionale per la tutela e salvaguardia di Torre Guaceto

(Foto Alessandro Leoci)
Riceviamo e pubblichiamo:
Comunicato stampa
La Riserva naturale dello stato e Area Marina protetta di Torre Guaceto rischia di scomparire per una serie di negatività dovute alla cattiva politica ad aspetti finanziari e a mancanza di adeguata vigilanza sulla gestione. Per evitare la perdita di un patrimonio ambientale unico al mondo Il giorno 30 settembre c.a. in Serranova di Carovigno si sono riunite decine di persone che hanno sottoscritto la creazione di un comitato nazionale di tutela e salvaguardia della Riserva di Torre Guaceto. L’assemblea costituente ha agito anche in rappresentanza di centinaia di cittadini che da tutta Italia hanno aderito all’iniziativa per via telematica.
L’assemblea ha avviato tutte le procedure per la costituzione formale della nuova realtà associativa che è provvisoriamente coordinata e rappresentata dal prof. Elio Lanzillotti.
L’assemblea In relazione alla messa in funzione del depuratore di Carovigno che da giorni versa tonnellate di acque luride nella zona A dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto esprime:
• Grande sdegno per la palese e incomprensibile violazione della legge istitutiva dell’area protetta posta in essere con l’attivazione del depuratore ed auspica che la magistratura faccia piena luce su quanto accade anche in considerazione del gravissimo fatto che a causare il disastro ambientale a Torre Guaceto sono stati soggetti pubblici.
• Forte perplessità per la mancata emissione da parte dei sindaci di Carovigno e di Brindisi di ordinanze di blocco immediato del depuratore di Carovigno per motivi di salute pubblica.
• Indignazione Per l’assoluta vergognosa indifferenza delle associazioni ambientaliste WWF e Legambiente riguardo a una catastrofe ambientale che sta indignando l’intera nazione.
• Stupore per la totale assenza della presidente del consorzio di gestione sig.ra Mariella Milani che non ha inteso emettere comunicati stampa su quanto accaduto , non ha convocato un CDA straordinario, non è venuta a Carovigno.
S’informa inoltre che il comitato aderisce alla manifestazione pubblica di sensibilizzazione alla protezione di Torre Guaceto organizzata senza sigle politiche o associative da cittadini di Brindisi presso il parcheggio di Penna Grossa Sabato 4 ottobre

Elio Lanzillotti,
referente "Comitato nazionale tutela e salvaguardia di Torre Guaceto"

Novità a Brindisi: è stato inaugurato il nuovo parco in contrada Sbitri

BRINDISI. Grandi novità nella città di Brindisi: è stato difatti inaugurato, in questi giorni, il nuovo parco in contrada Sbitri alla presenza del Sindaco di Brindisi Mimmo Consales, del presidente del Consiglio Comunale Luciano Loiacono e dell’assessore alla riqualificazione della costa Pasquale Luperti. Al taglio del nastro erano presenti anche i tecnici comunali che hanno redatto il progetto di riqualificazione e altri cittadini incuriositi dall’evento.
La zona interessata dai lavori di bonifica è estesa quattro ettari. L’intervento ha previsto in una prima fase il censimento e la redazione di schede monografiche per catalogare i 39 manufatti esistenti sul sito, poi demoliti. Inoltre, sono stati rimossi i rifiuti presenti quindi avviati al recupero e allo smaltimento. I lavori di riqualificazione hanno previsto un rimodellamento morfologico dell’area attraverso la realizzazione di 26 aree per un totale di circa 8.500 mq. Nell’area bonificata sono stati messi a dimora 400 piantine di essenze tipiche della macchia mediterranea, aggregate a moduli di piantumazione, che favoriranno sia il recupero dell’area sia l’aumento della biodiversità sul sito. Altre 8600 piantine saranno messe a dimora nel prossimo mese di ottobre.
Tra gli interventi vi sono dei percorsi pedonali sterrati, opere accessorie e forestali necessarie alla fruizione dell’area come panchine in pietra, area sosta in legno, cestini gettacarte e bacheche informative. Le essenze arboree sono garantite da un contratto di manutenzione quinquennale firmato con l’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali).
Infine, l’attività informativa e di custodia è stata affidata al Consorzio di gestione di Torre Guaceto in via sperimentale per un periodo di sei mesi.
“Questo evento è solo una tappa" ha dichiarato il sindaco Mimmo Consales "di un percorso più lungo di riqualificazione a verde della città che abbiamo iniziato da qualche tempo. Nei prossimi mesi aggiungeremo altri tasselli come Punta del Serrone e Punta Penne”.

Daniele Martini

Ilva, Bondi: fatti parleranno

TARANTO - ''I fatti parleranno''. Sono le uniche parole del commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, al termine dell'audizione alle commissioni riunite Ambiente e Attivita' produttive alla Camera. Per il subcommissario Edo Ronchi, che si e' già recato a Taranto, ''il clima è collaborativo, anche perché probabilmente l'azienda si rende conto che questa per loro è l'ultima possibilità". Per Ronchi, tra le criticita' sull'applicazione dell'Aia ci sono "i tre mesi di tempo per coprire i nastri trasportatori".

L'Onu, il mondo in una nuova zona di pericolo

PARIGI - Il mondo e' "in una nuova zona di pericolo" ora che le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera hanno raggiunto il livello record di 400 parti per milione (ppm): è la denuncia di Christiana Figueres, responsabile dell'Onu per gli accordi internazionali in materia di emissioni (Unfcc), dopo la diffusione venerdi' scorso dei nuovi dati della National Oceanic and Atmospheric Administration. "E' stata superata una soglia storica e siamo entrati in una nuova zona di pericolo", si legge in una nota della costaricana, segretario esecutivo dell'Unfcc, "il mondo si deve svegliare e prendere nota di cio' che questo significa per la sicurezza umana, per il benessere umano e per lo sviluppo economico". "Di fronte a un pericolo chiaro e attuale, abbiamo una bisogno di una politica che sappia essere all'altezza della sfida".

Secondo gli esperti il livello di 400 ppm non veniva raggiunto da piu' di 3 milioni di anni, quando l'homo sapiens ancora non esisteva, le temperature medie erano piu' alte di diversi gradi e i livelli dei mari erano piu' alti di 20-40 metri. Con questo ritmo di aumento delle emissioni, si stima che il livello di 1.000 ppm verrebbe raggiunto nel giro di un secolo.