Il gioco illegale sarà veramente più controllato dopo l'accordo sul riordino?

La riduzione degli apparecchi di gioco di circa il 35% e quella dei punti di gioco del 50% sono percentuali alquanto significative: ma questo non deve significare pedissequamente una riduzione del 50% degli affari. Certamente, è una riduzione importante, ma questo processo si imponeva forzatamente perché l’opinione pubblica lo richiedeva a gran voce: troppa cronaca aveva dato risalto a fatti che avevano coinvolto il fenomeno del gioco, troppe segnalazioni di accesso della criminalità organizzata in questo mondo.

Lo Stato, davanti a questo “quadretto” non propriamente idilliaco, ha dovuto intervenire anche perché forse “voleva fare qualcosa prima della fine della legislatura” e prima, sopratutto, delle elezioni anche se questo significa essere malpensanti, ma ad esserlo ogni tanto ci si azzecca. Ecco la “corsa giustificata” alla stesura dell’accordo sul riordino dal quale potrebbe discendere un minor giro di affari, proporzionalmente alla riduzione corposa che è stata effettuata sull’offerta di gioco dei migliori casino online, ma che agevolerà senza dubbio il gioco legale nei confronti di quello illecito.

L’accordo sul riordino, infatti, si avvale anche degli organi di Polizia Locale, attribuendo loro competenze specifiche per il gioco, prevedendo un potere sanzionatorio ed attribuendo i “risultati” di queste sanzioni ai rispettivi territori: poi, sempre lo stesso documento, prevede un sistema di vigilanza particolarmente strutturato con un controllo dei giochi che colleghi il rispetto delle normative antimafia ed antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le varie verifiche tributarie ed il monitoraggio continuo delle tecnologie elettroniche ed informatiche.

E questo per garantire la condivisione delle informazioni ed il coordinamento della sicurezza informatica delle reti critiche che sono funzionali a questo specifico settore ludico. Oggi, non si può affermare che questo sarà sufficiente per contrastare fermamente il gioco illecito: sembra che abbia braccia e mani ovunque e che, oltretutto, sia sempre un “passo avanti” alle strategie che i nostri Corpi di Polizia e della Guardia di Finanza mettono sul campo per rintracciare le reti criminali, ma è comunque “un qualcosina in più” che si concretizza contro la criminalità organizzata.

Non è certamente indenne da queste “infiltrazioni” il gioco online che è meno gestibile e controllabile e dove si possano applicare particolari strategie. Il “campo è troppo aperto” e bisognerà ricorrere ad accordi e norme che coinvolgano gli altri Paesi con normative comunitarie che, pur rispettando ogni singolo Stato ed ogni regolamentazione, possano essere applicate nella Comunità Europea.

Ma anche questo potrebbe essere insufficiente poiché il web “è senza confini”: si dovrà pensare a forme di convenzione con i più affermati e sensibili motori di ricerca. Ma anche questo è un obbiettivo difficile da raggiungere poiché questi ultimi si troverebbero con problemi “pesanti” da gestire viste le diverse legislazioni tra i vari Paesi, ma si potrebbe però provare a sperimentare qualche forma d controllo e di accesso. Forse se Facebook e Google possono bloccare “frasi, inserzioni, scritti” non graditi, possono forse anche bloccare forme di gioco illegale.

Anche per le derive che discendono dall’abuso del gioco ci sarà ancora tanto da fare. Bisognerà partire dalle famiglie: i genitori dovranno controllare i figli ed i figli dovranno controllare i genitori affinché non si mangino la pensione o gli stipendi nei punti di gioco “rimasti aperti”. Poi anche pensare che lo Stato sia quello che risolve tutti i problemi non è certo cosa buona e giusta: si arriverebbe inevitabilmente ad una sorta di de-responsabilizzazione allarmante e controproducente.

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