Confcommercio. Sangalli: "La ripresa si conferma più solida delle attese"

ROMA - "La ripresa oggi si conferma un pò più solida delle attese. Possiamo parlare di ripresa, ma di una ripresa, purtroppo lenta e parziale come confermato dal nostro Ufficio Studi, che ha rivisto al rialzo di alcuni decimi di punto le previsioni su Pil e consumi per il 2017 e il 2018. Una crescita con una domanda interna ancora debole e lontana da quel ritmo attorno al 2% che consentirebbe un più rapido riassorbimento della disoccupazione, una riduzione apprezzabile dell'area della povertà assoluta, un recupero vigoroso dell'attività produttiva nelle regioni italiane che più hanno perso durante la crisi" ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, durante il suo intervento al Forum Internazionale di Conftrasporto.

"Al Governo riconosciamo il merito di aver iniziato un percorso di distensione fiscale e di aver mantenuto l'impegno di eliminare le clausole di salvaguardia per il 2018. Una decisione importante che premia una tenace battaglia di Confcommercio, spesso condotta in solitudine. Speriamo di non essere soli quando si tratterà di contrastare gli aumenti dell'Iva che restano sul tappeto per il 2019 e per 2020: il cui importo complessivo vale ancora la cifra di oltre 26 miliardi. In ogni caso, nel valutare le prospettive economiche dell'Italia, la cautela è d'obbligo per tre precise ragioni. I consumi non si sono ancora avviati lungo un sentiero di crescita robusta. La ripresa è complessivamente più lenta rispetto a quanto sperimentato dai nostri partner internazionali. Il nostro debito pubblico ci espone a rischi di shock negativi sui rendimenti, con costi potenzialmente rilevanti sul versante delle uscite pubbliche. La legge di Bilancio potrebbe risultare, invece, bene impostata, se si darà corso, senza indugi e timidezze, ai prospettati tagli della spesa pubblica inefficiente, a nostro avviso un passaggio obbligato per inaugurare una vera stagione di crescita. Persistono, nonostante tutto, i problemi strutturali che comprimono la produttività sistemica dell'Italia e si riflettono sulla sua competitività internazionale. Resta intatta l'urgenza di accelerare lungo il sentiero delle riforme, e di ridurre i problemi strutturali della nostra economia".

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