"Le donne non sono biologicamente portate per ruoli nell'informatica": ingegnere di Google tacciato di sessismo e licenziato

di BEATRICE GALLUZZO. A un ingegnere informatico di Google, tale James Damore, a quanto pare non bastava cavarsela solo con gli algoritmi e i circuiti: coltivava anche l'ambizione di divenire un giorno un abile scrittore. Tanto abile che per iniziare ha redatto un appassionato Manifesto di dieci pagine, in pratica un pamphlet, in cui ha esposto le sue personalissime ragioni circa la sottorappresentanza del sesso femminile in ambienti hi-tec, come appunto nelle sedi del motore di ricerca più popolare del globo. Nel libello di Damore, fuoriuscito dall'ambiente di Google attraverso un leak anonimo, egli critica con un certo livore gli sforzi dell'azienda in termini di superamento delle disparità di genere, perchè "la distribuzione di preferenze e abilità tra uomini e donne differisce in parte per cause biologiche" e quindi, la brillante conclusione a cui il ragionamento conduce è che "questo spiega perchè non c'è pari rappresentanza di donne nell'hi-tec e in ruoli di leadership". 
Come spiega l'autore qualche riga più in basso, le donne hanno più interesse degli uomini in ambiti come "persone ed estetica" e poi "lavori molto stressanti" non sono convenienti alle donne, perchè più inclini alle "nevrosi". Mancava solo l'accenno all'isteria femminile e alla donna come angelo del focolare, e poi avremmo brindato tra pizzi e gorgiere al Capodanno 1695. In ogni caso, una volta divenuto pubblico, il documento e il suo autore (rimasto all'inizio anonimo) sono stati subissati di critiche e di proteste provenienti, soprattutto e naturalmente, dalle donne impiegate in settori di eccellenza informatica. Questo tsunami di indignazione ha travolto ovviamente i vertici di Google, e il CEO dell'azienda Sundar Pichai ci ha tenuto a inoltrare tra gli impiegati un promemoria: "suggerire che un gruppo di colleghi abbia dei tratti che biologicamente li rende inadatti a lavorare a Google è offensivo, contrario ai nostri valori fondamentali e alla nostra condotta". 
Ad aprile di quest'anno un avvocato del Dipartimento del lavoro statunitense, alla luce di alcuni dati governativi, aveva dichiarato che "la discriminazione contro le donne in Google è abbastanza estrema", in termini soprattutto di posizioni di leadership. D'altronde, secondo le ultime analisi demografiche rilasciate dalla compagnia, la percentuale di lavoro femminile impiegata in settori strettamente tecnologici all'interno dell' azienda è solo del 20%. Insomma, c'è da migliorare- con estremo sforzo e con altrettanta pazienza. L'epilogo della storia, però, è che James Damore ha pagato questa sua velleità scribacchina con il posto di lavoro.

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