Stato – Mafia, il boss Graviano: "Berlusconi mi chiese una cortesia"

di ANTONIO GAZZILLO - C’è del nuovo materiale a favore del processo Stato – Mafia. I pm di Palermo hanno depositato 32 registrazioni di conversazioni avvenute tra il boss di Cosa Nostra, Giuseppe Graviano, e il suo codetenuto Umberto Adinolfi nel carcere di Ascoli Piceno.

I discorsi riguardano presunti rapporti con Silvio Berlusconi: “Berlusconi mi ha chiesto una cortesia, poi pigliò le distanze e ha fatto il traditore. Lui voleva scendere però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. Queste sono le parole di Graviano che allude anche al fatto che Berlusconi aveva intenzione di entrare in politica già nel ’92 e che era necessario compiere un gesto forte in grado di sovvertire il Paese.

Sull’argomento è intervenuto anche il legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, che ha categoricamente negato l’esistenza di qualsiasi contatto diretto o indiretto con Graviano e ha proseguito sostenendo che ogniqualvolta l’ex premier è impegnato in momenti importanti della sua vita politica, appaiono notizie infamanti sul suo conto che si rivelano infondate.

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