Raid USA in Siria e Iraq, oltre 300 civili rimasti uccisi negli ultimi due mesi.


di BEATRICE GALLUZZO - Nel corso della guerra, non è raro che vengano chiamati “danni collaterali”. Questi danni collaterali, sono uomini, donne, bambini; civili pressocchè innocenti, che rimangono uccisi nel corso di incursioni militari. Dall’agosto 2014, quando l’amministrazione Obama decise che era arrivato il momento di iniziare una campagna di raid anti-Isis in Iraq e poi in Siria, si contano 484 morti, per errore. Per accidentale fatalità.

Ma da quando nello Studio Ovale della Casa Bianca è andato ad accomodarsi Mister Donald J. Trump, le cose sono leggermente cambiate. Solo nei due mesi di marzo e aprile il numero dei “morti per errore” ha subito un’energica impennata, in modo particolare dall’inizio della riconquista di Mosul e Raqqa, e al momento si contano più di 300 vittime civili confermate dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Secondo le stime dell’organizzazione non governativa Airwar però, che si occupa di monitorare costantemente il numero delle vittime innocenti dei raid aerei, negli ultimi tre anni il numero dei civili rimasti uccisi oscillerebbe tra i 3.817 e i 6.025. Questi però, imputabili a USA e alleati. Il numero totale prendendo in considerazione anche le operazioni della Russia sale vertiginosamente, arrivando a collocarsi tra i 10,331 e i 15,233.

Il Presidente Trump ha detto più volte di considerare la politica del suo predecessore “troppo debole”nei confronti dell’isis. Da qui la volontà di condurre delle operazioni militari più violente e incisive. A quanto pare, a qualunque costo.

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