OPINIONE. Donnarumma non rinnova: il calcio sporcato dal denaro e dai procuratori

di ANTONIO GAZZILLO - E’un calcio inevitabilmente diverso, quello che si sta delineando in questi anni. Un mondo a se in cui non sono più le prodezze dei fuoriclasse e le vittorie dei collettivi più forti a farlo da padrone bensì le televisioni, i media e i procuratori, ingordi di denaro fino all’orlo e capaci di sotterrare in profondità dignità e onore, pur di averne altro.

Non ci sono più le bandiere. Può sembrare una delle frasi più banali, tipica delle chiacchierate al bar, ma è la realtà delle cose. Non ci sono e non ci saranno più quei giocatori in grado di giurare fedeltà eterna alla propria squadra, senza compiere gesti eclatanti, ma solo con il loro impegno in campo e con la loro mano pronta a coprire, in segno di dedizione e protezione, lo stemma impresso sulla maglietta, lì dove si possono sentire i palpiti del cuore. Non ci saranno perché anche il nobile gesto di baciare la maglia si può trasformare in un vile tradimento, in nome del dio denaro.

L’ultimo anello di questa lunga catena si chiama Gianluigi Donnarumma, portiere da poco maggiorenne e già idolo dei tifosi del Milan per le sue prodezze e parate impossibili.

Gigio ha rinunciato ad un rinnovo contrattuale di cinque milioni annui con il club rossonero e all’onore di essere uno dei pilastri fondamentali da cui ripartire, condizionato dalle braccia troppo strette intorno a sé del suo procuratore Mino Raiola, già noto per i tanti trasferimenti milionari dei suoi assistiti ( Ibrahimovic e Pogba su tutti).

Il giocatore aspetta probabilmente offerte da società più blasonate ( si parla del Real Madrid) ma questo non può giustificare il suo comportamento e la sua non riconoscenza verso la società che lo ha fatto esordire nel calcio che conta. Farebbe bene il Milan a relegarlo in panchina fino alla scadenza del contratto perché l’umiltà non deve essere seconda alla fama, mai.

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