L'OPINIONE: Ieri la "Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato", per le persone di cui parliamo a favore o contro

(FOTO REPUBBLICA)

di MIRKO SALOTTI - Ieri è stata la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: una giornata per le persone di cui parliamo a favore o contro - anche solo indirettamente -. 

I due attributi dovrebbero ricordarci distese di popolazioni con disagio, che nel caso dei rifugiati è talmente grave da avere una Convenzione ONU del 1951 in loro tutela.

Solamente i rifugiati siriani (fuori e dentro la loro Patria) sono stimati in oltre undici milioni. Il totale dei rifugiati è stato stimato dall'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (ACNUR - UNHCR) in oltre sessantacinque milioni di persone.

Questa realtà ci ha colpito quando è stata definita anche da Papa Francesco come la più grande tragedia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Segretario generale dell'ONU Ban-Ki-Moon, verso la fine del 2016 e del proprio mandato, ha ribadito che si debba capire che questi "sono esseri umani".

Una grande tragedia degli esseri umani trova l'Italia tra i Paesi in prima linea per l'approdo a territori che possano fornire soccorso e più sicurezza di vita. E il nostro Paese ha sicuramente avuto un impegno e delle idealità forti per portarci ad una cultura di accoglienza, protezione, promozione ed integrazione - si ricorda ad esempio la depenalizzazione del reato di clandestinità, e l'attuale campagna nazionale per modificare la legge Bossi-Fini -.

Ma proprio in questo contesto si potrebbe tentare di osservare alcune motivazioni di xenofobia, non ben chiarite e quasi sussurrate o date per certe.

Quando si parla di "invasione" e "sostituzione etnica" in modo programmato dell'Europa si fa leva sull'immaginario del cd. piano Kalergi di quasi cento anni fa: cioè un'idea antesignana di Europa unita di quel filosofo e politico austriaco che noi leggiamo deformata per manipolazioni intervenute da parte di un autore apologo del Nazismo (pertanto è chiaro che qualsiasi idea di incontro di popoli e convivenza di etnie ne possano risultare deformate in negativo). Spesso si può far leva sulla paura di tensioni contro la Cattolicità, a causa del fatto che il Conte Kalergi fosse membro in realtà massoniche.

Un'altra motivazione alla xenofobia di questo genere è quella che fa di persone Musulmane un rischio terroristico latente e imminente: i fatti di terrorismo più recenti sono a volte abbinati a discorsi come quello di Papa Benedetto XVI a Ratisbona (Regensburg) del 2006 - che in modo abbastanza rigoroso parlava di un'importanza particolare della ragione -.

Anche nel caso del "discorso di Ratisbona" c'è stata un'iperattenzione alla parte in cui esistono dei cenni critici sui Musulmani - che non sono del Papa emerito, ma di San Manuele II Paleologo, che all'epoca dello scritto citato - forse 1391 - era Imperatore bizantino (che Benedetto XVI precisava di citare al solo scopo di argomentare il proprio discorso legato alla ragione) -.

Per la verità non esiste una Chiesa Cattolica "Islamofobica" , e per questo basterebbe vedere la dichiarazione "Nostra Aetate" di Paolo VI° del 1965 sul rapporto con le altre Religioni.

Queste motivazioni "nascoste" arrivano facilmente alle persone comuni, e distolgono sia da impegni di solidarietà che da ricerche più realistiche di carattere sociale, religioso, politologico o economico-finanziario: non bisogna perdere di vista gli inalienabili diritti umani in presenza di un' epocale tragedia umana.

In realtà le nostre società​ civili hanno dei fondamenti di fuga dal Nazifascismo, e negli Stati laici attuali ogni passo che porti a prenderci cura di ogni essere umano nel rispetto della sua complessità potrà essere utile in questa particolare identità che è stata scelta nella nostra Storia.

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