Legge elettorale slitta al 5 giugno. Intanto tensioni tra Pd e Ap


di ILEANA CIRULLI - La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso di rimandare la legge elettorale, in aula alla Camera, al 5 giugno. Ma non c'è da preoccuparsi, perchè tutti i gruppi hanno preso l'impegno ad approvare la legge elettorale entro il mese di giugno. La nuova proposta ufficiale del Pd, il cosiddetto "Rosatellum" - dal nome del capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato -, introduce un sistema misto, per metà maggioritario e per metà proporzionale; ma se a Montecitorio i numeri per la sua approvazione sono pressoché sicuri, non altrettanto si può dire al Senato, dove sono in corso ferventi trattative per arruolare un gruppo di "volenterosi" di centrodestra e gruppo misto, disposti a votare la riforma renziana. Soddisfatto si dice Silvio Berlusconi: "Si potrà finalmente restituire la parola agli italiani, consentendo agli elettori, dopo quattro governi non scelti dai cittadini, di decidere da chi vogliono essere governati".

Per Luigi Di Maio il Pd "ora vuole andare al voto perchè ha paura delle elezioni regionali in Sicilia", ma il segretario del Pd ostenta indifferenza tra le urne ad autunno o a scadenza naturale della legislatura. Renzi ribadisce che le opzioni, nel caso si votasse in autunno, sono due: "Se voti ad ottobre la legge di bilancio la fa il nuovo governo, se ci sono problemi, invece, un governo è in carica finchè non ne subentra uno nuovo. Gentiloni quindi predisporrà la manovra o lascerà il testimone agli altri". Il Pd è pronto anche ora ad anticipare la manovra e fare "accordi con chiunque se essa sarà ispirata alla flessibilità e alla riduzione delle tasse".

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