La legge elettorale arriva in un’aula vuota. Napolitano: “il voto anticipato danneggia la credibilità dell’Italia”

di MARCO MONGELLI - «Stiamo creando una legge elettorale che non capisce più nessuno , neanche voi riuscite a capire quando dovete rattoppare su cinque sei cose che non capite…». E’ nel mezzo del primo pomeriggio di discussione della legge elettorale nell’Aula della Camera, quando l’accordo tra i maggiori partiti in Commissione ha retto e tutto sembra filare liscio verso il voto anche in Aula, che le parole di Beppe Grillo da Taranto, mentre parla con alcuni operai del siderurgico, fanno correre un brivido nei Palazzi della politica.

E’ iniziata la discussione generale a Montecitorio, in un clima fin troppo tranquillo considerato che in Aula partecipa una ventina di parlamentari e non di più. «Colleghi, per favore, si sente un’eco non indifferente», è costretto a dire a un certo punto il presidente di turno, Luigi Di Maio, rimbrottando il drappello di deputati di Fratelli d’Italia che, chiacchierando tra loro nell’aula semideserta, coprono la voce del collega del Pd Alan Ferrari, contento di discutere una riforma di voto supportata da «un grande consenso».

E Napolitano spiega dettagliatamente con fermezza le sue valutazioni: "In tutti i paesi democratici europei si vota alla scadenza naturale delle legislature", mentre le urne nei mesi della manovra rischiano di alimentare "instabilità" e minare la credibilità".

Il patto a quattro siglato da Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini per una legge che "rende più difficile la governabilità" e il ritorno al voto. Perciò l'ex presidente si augura che al Senato la discussione sia vera. 

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