Elezioni in Gran Breatagna, May perde la maggioranza assoluta

di BEATRICE GALLUZZO - Lo scenario politico che si profila dopo queste turbolente elezioni nel Regno Unito è incerto. Theresa May aveva indetto queste “snap election” per sancire la sua leadership e proseguire ad ampie falcate verso il tavolo dei negoziati per la Brexit, salvo poi, dopo i conteggi elettorali, accorgersi di avere sì la maggioranza, ma non quella assoluta di cui si necessita per formare un governo.

In questo momento l’unica circoscrizione ancora da scrutinare è Kensington a Londra, ma i dati parlano chiaro: i Conservatori di May guadagnano 318 seggi (ne perdono 12), i Laburisti di Corbyn invece arrivano a 261 (quindi rimontano di 31). Per vincere un partito necessita di 326 seggi su 650. Performance deludente anche per gli indipendentisti scozzesi di Nicolas Sturgeon, che perdono 21 seggi; ma comunque un risultato meno fallimentare di quello dell’Ukip che non ne guadagna neanche uno, portando il suo leader, Paul Nuttall, a rassegnare le sue dimissioni. I lib-dem guadagnano 4 deputati, arrivando a 12; gli unionisti nord-irlandesi ne ottengono 10, e forse su di loro punterà Theresa May  per un nuovo governo di coalizione.

Alle 12,30 locali la Prima ministra uscente si recherà al cospetto della Regina a Buckingam Palace per ottenere il beneplacito regale a formare un governo. Probabilmente, come già successo nel 1974 e nel 2010, sarà un “hung parliament”, un parlamento bloccato, quello che verrà fuori da queste elezioni. Si apre un bivio: c’è la possibilità di un governo di coalizione, o in alternativa di un accordo informale in cui partiti minori, previo accordo, si impegnano a supportare la formazione che ha guadagnato più seggi, quindi in questo caso, i Conservatori. Le negoziazioni per le probabili future alleanze già sono iniziate, e, secondo alcune fonti, pare che Theresa May abbia il sostegno degli Unionisti del Dup, la cui leader è Arlene Foster.

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