Elezioni Gb, sfida all’ultimo voto tra Theresa May e Jeremy Corbyn

di BEATRICE GALLUZZO - Oggi le urne si sono aperte in una Gran Bretagna che zoppica, reduce da tre attentati terroristici in meno di tre mesi in questo anno 2017, che già dal principio pareva ammantato da un’atmosfera relativamente infausta. A voler sollevare le sorti del Paese, da una parte Theresa May, primo  ministro uscente e rappresentante dei Tories, dall’altra Jeremy Corbyn, laburista.

Le elezioni si terranno dalle 7 alle 22, ora locale, in 650 collegi uninominali. Secondo le stime riportate dal Guardian, i sondaggi propendono per i conservatori di una  risolutissima Theresa May, con un 46% dei voti; seguita a una distanza di 12 punti percentuali dal 34% guadagnato dall’alternativa laburista di un Jeremy Corbyn che era stato giudicato a più riprese come troppo radicale, troppo “a sinistra” per essere credibile. E invece eccolo qui.

Colui, o colei, che andrà di diritto a Downing Street avrà non pochi problemi con cui confrontarsi.  Uno fra tutti, è piuttosto palese che sia la minaccia del terrorismo internazionale. Dopo l’ultimo attacco, la prima ministra ha tuonato “quando è troppo è troppo”. Dopodichè le sue dichiarazioni sono state chiare: le leggi sui diritti umani possono e devono essere cambiate, se intralciano la lotta al terrorismo. Si parla di espulsioni, di controlli più severi e stringenti sui soggetti a rischio. Per quanto riguarda lo sfidante laburista, come si legge nel suo Manifesto, verranno mantenuti i controlli alle frontiere, e le agenzie di sicurezza non saranno dimenticate, bensì si provvederà perchè abbiano poteri e risorse adeguate al loro compito. “Ci assicureremo però che questi poteri non indeboliscano i nostri diritti individuali o le nostre libertà civili”, si legge nel programma.

Rimane inoltre da sciogliere il nodo Brexit. Theresa May ha spinto con forza l’idea che nelle negoziazioni con Bruxelles lei riuscirebbe a strappare un accordo più favorevole. Il divorzio con l’Europa che propone è un hard Brexit senza mezze misure, con un Regno Unito che, finiti i negoziati, sarà del tutto indipendente dalla Comunità Europea. Jeremy Corbyn e i laburisti credono che l’approccio degli sfidanti sia incauto, irresponsabile. Sostengono la possibilità che un accordo commerciale e doganale con l’UE sia vitale per gli interessi dei lavoratori e delle imprese.

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