L'OPINIONE: 25 anni dalla strage di Capaci. Mattarella: "Falcone punto di riferimento in Italia e all'estero"


di ILEANA CIRULLI - Si è riunito ieri, alla vigilia del 25esimo anniversario dalla strage di Capaci, in seduta straordinaria, il Consiglio superiore della magistratura, per ricordare Giovanni Falcone. Il Plenum straordinario, tenutosi a Roma, ha avuto inizio con le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il giudice Giovanni Falcone conosceva l'importanza del lavoro in pool che ha condiviso con Paolo Borsellino e aveva ben presente il valore dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura. - per poi aggiungere - Giovanni Falcone era inoltre attentissimo alla consistenza del materiale di prova e questo scrupolo conferiva grande solidità alle sue inchieste».

A sottolineare quanto sia importante ricordare la vita di Falcone, traendone una buona lezione, vi è stato anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini: «E' assurto alla statura del mito, dell'esempio per antonomasia di dedizione, integrità morale, di intelligenza e rigore estremo nel condurre la lotta contro le mafie, fino ad essere percepito, in Italia e nel mondo, come archetipo e modello di magistrato». Il giudice Falcone ha speso la sua carriera in nome di un'Italia moralmente migliore, ma soprattutto si è battuto per salvare la sua terra, la Sicilia, schierandosi apertamente contro chi commetteva atti immorali, volendo ottenere il controllo del territorio attraverso la violenza. Per il magistrato, infatti, «la mafia non era affatto invincibile», ma era «un fenomeno terribilmente serio e grave, che si può vincere non pretendendo l'eroismo dei cittadini ma impegnando tutte le forze migliori della società».


Quest'ultimo è un pensiero che, ad oggi, tutti noi, o quasi, riteniamo più che giusto, ma c'è da dire che all'epoca Falcone era solo. Il suo nemico più grande era la mafia, ma le sue idee erano in pochi a sostenerle e, per tale motivo, era circondato da persone a lui ostili. Uomo dotato di rigore e talento, il giudice palermitano era invidiato da tutti e la sua ideologia risultava scomoda a persone del mondo del giornalismo e della magistratura, le quali temevano che potesse raggiungere un posto di rilievo maggiore, arrivando ad attuare davvero quella rivoluzione positiva nella società. A ribadirlo è lo stesso autista di Falcone che, quel 23 maggio 1992, è sopravvissuto alla strage; Giuseppe Costanza racconta, riferendosi a periodo antecedente alla strage: «Mi aveva fatto una comunicazione importantissima. Mi disse: "È fatta, sarò il procuratore nazionale anti mafia". - continua - A qualcuno però, questo scenario fece paura, Falcone con la nuova carica che stava per ricoprire era pericoloso».

Anche se Falcone non c'è più, la sua presenza tra noi è sempre viva e lo rimarrà fino a quando la lotta contro questo male non cesserà, con la vittoria della giustizia, perchè in fondo «la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ma anche una fine».

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