Commercianti 'poveri', per l’erario notai e farmacisti sono i ‘paperoni’ d’Italia


di MARCO MONGELLI - Pescatori, ma anche titolari di discoteche, mercerie e di centri estetici o spa, produttori di ceramica e terracotta. Sono loro i lavoratori autonomi che, stando ai redditi dichiarati per gli studi di settore, intascano meno, perfino nel caso della pesca e delle cure termali meno di 5.000 euro l'anno.

Al contrario gli studi notarili, con un introito medio di 244.000 mila euro, le farmacie, con 116 mila euro, e una grande parte di professionisti, dai commercialisti ai esperti finanziari. Come ogni anno, il Ministero dell'economia divulga le indagini sulle notificazioni Iva, Irpef e degli studi di settore, strumento destinato ad andare in soffitta a partire da quest'anno, sostituito dai nuovi indici di affidabilità fiscale, ma che descrivere dettagliatamente ancora lo stato dell'arte di una parte non irrilevante dell'economia italiana. Benché sia facile immaginare che il fatto dell'evasione si nasconda spesso proprio nelle classi che fanno ricorso agli studi, non vanno però tralasciati i casi di giovani che avviano un'attività e di microimprenditori dediti spesso ad attività part-time.

Secondo i dati sull'anno di imposta 2015, in cui il Pil è cresciuto dello 0,8%, il reddito intero dichiarato è dunque stato pari a 107 miliardi di euro, con un aumento del 5,3% rispetto al 2014. Un balzo verificatosi nonostante l'applicazione degli studi di settore abbia osservato 3,4 milioni di soggetti, in calo del 5,8% rispetto all'anno precedente. La flessione non è però da imputare, appunto, ad una contrazione dell'economia, ma all'introduzione del nuovo regime forfettario, che non prevede l'applicazione degli studi di settore per i soggetti che hanno aderito a tale regime semplificato. Con oltre 44.000 euro e un aumento del 6,5%, i professionisti sono al top nella classifica dei redditi, mentre i commercianti si trovano al livello più basso con circa 22.500 euro e l'incremento più evidente, pari al 18%.

A metà strada le attività manifatturiere (37.440 euro) e il settore dei servizi (27.510 euro). Tra i professionisti, spiccano notai e farmacisti, ma superano la media anche odontoiatri, studi medici, commercialisti, ragionieri, consulenti finanziari ed assicurativi. A cavallo dei 10.000 euro invece molte attività commerciali: estetisti, corniciai e calzolai

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