"Alma Mater" il kit per una fal(r)sa laurea

di FEDERICA BIANCO - "Alma Mater" è uno spettacolo diviso in due atti, che porta questo nome perché inscenato a Bologna, ma che può simpaticamente ritagliarsi su ogni studente universitario di tutte le parti del mondo.

Scritto da Francesco Gentile con la regia di Francesca Fuiano, è il frutto di un laboratorio svoltosi in circa sei mesi, per essere rappresentato presso il teatro Dehon di Bologna.

E' la storia di una ragazza, Lina Cortinovi, nata in una famiglia borghese e non particolarmente colta, che però pretende l'ascesa sociale di entrambe le figlie. È soprattutto la madre, ipocritamente, a voler raccogliere i frutti delle proprie figlie, a desiderare una famiglia di prestigio. A infilare il dito nella piaga è la sorella, già medico, che sposerà un importante primario.

La figlia "studentessa" fa di professione la sommelier, secondo la madre frequenta l'università, ma non ha mai sostenuto nessun esame. Appassionata dei suoi vini recita monologhi poetici intrecciati a passi di danza, come se il gusto dionisiaco, toccasse oltre ai suoi pensieri, anche il suo intero corpo.

È questo il suo sogno, vorrebbe degustare vino per tutta la vita (e chi non lo vorrebbe?), ha provato a studiare, a sfogliare le pagine dei suoi libri che la vorrebbero avvocato. Ma quei fogli così rigidi, l'hanno logorata, violentata, si sente vuota. E allora riempie un baule di tutti quelli che sono stati i libri, da lei, profondamente odiati, per non riaprirlo mai più. È come quando si dice "chiusa una porta si apre un portone"; da questo momento anche lei cambia, è una persona nuova che non sottostà più alle pretese dei genitori e prende una decisione, che sarà determinante per il corso della sua vita, quella di finanziare una compagnia di attori.

Beppe Corviero, uno degli attori, di fronte al generoso anticipo in denaro di Lina, non sta più nella pelle, già si vede sugli schermi nazionali e, impaziente, vuole sentire la sua proposta. Così lei, con i suoi nuovi abiti, gli intima di mettere in scena una "fal(r)sa" laurea, sì insomma, prendere per i fondelli i suoi genitori, fargli credere di aver realizzato il loro sogno. L'attore, meschino, accetta, per amore del denaro.

Ma ci metterà un po' per convincere il resto della compagnia, che si sentono attori da Oscar. A questo si aggiunge la moralità, pesante parola, che pervade la professionalità degli stessi. Varrà davvero sminuire la magia del teatro per una farsa? Ridicolizzare il loro ruolo di attori? E poi, cosa pensare di quei poveri genitori?

Dopo una serie di raggiri e gaffe trovano anche gli attori mancanti: quattro ragazzine bramose di emergere nel cinema che si fingeranno amiche della laureanda e l'immancabile fotografo impersonato dal sognatore, Giga. Anche la commissione di laurea è completa.

È tutto pronto per il grande giorno. La signorina Lina, si presenta con la tesi "Sulla disciplina dell'attività imprenditoriale vinicola" (esperta degustatrice quale è). E diventa la Dottoressa Avvocato Cortinovi, nominata dal Presidente con il potere conferitogli dalla legge (che stanno infrangendo), con un esuberante 110 e lode (se bisogna farlo, lo si deve fare per bene no?).

Intanto Giga, unico personaggio positivo della vicenda, partecipa al magheggio, ma distaccato, guarda dall'alto, cela i suoi pensieri che svelerà in maniera inaspettata.

Una commedia con un finale tragico che risuona nella vena pirandelliana dell'autore Gentile. Ricca di umorismo nasconde pensieri che vanno oltre la messa in scena, una sorta di prostituzione dell'arte teatrale, dove gli attori accettano questo lavoro, cercando delle giustificazioni per raggiungere il loro fine. Perfettamente compatibile alla società nella quale viviamo, dove spesso si preferisce indossare una maschera, vendersi piuttosto che essere se stessi e inseguire i propri sogni.





Federica Bianco

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