Gran Bretagna, la Brexit adesso è davvero realtà


di BEATRICE GALLUZZO - Theresa May oggi ha firmato la lettera che notifica l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, il quale, per intenderci, è quello che disciplina le modalità con cui uno Stato esce dall'Unione Europea. Si, perchè se con il referendum popolare del 23 Giugno scorso qualcuno ancora credeva si scherzasse, facendo più che altro leva sulla natura non vincolante dello strumento consultivo, da oggi il divorzio è sostanzialmente e formalmente iniziato.

Alle 13,20 l'ambasciatore britannico Tim Barrow consegnerà a mano al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk la suddetta lettera, e da questo momento inizierà l'iter di uscita dall'UE le cui conseguenze, in termini economici e politici sono ancora nebulose, e dipenderanno in gran parte dalle posizioni che verranno assunte nel corso dei negoziati che dureranno almeno due anni.

Sicuramente i punti salienti dei futuri accordi che regoleranno la posizione del Regno Unito ruotano sostanzialmente intorno alla fine della libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, quindi rinegoziazione di accordi commerciali. Ma si tratterà anche di gestire la posizione di tutti i cittadini europei che negli anni si sono trasferiti in UK, beneficiando delle vecchie regolamentazioni e che ora potrebbero ritrovarsi in una situazione quantomeno precaria.

Certo è che alcuni, in primis Nigel Farage, che su Twitter scrive "The impossible dream is happening" salutano questo giorno con estrema soddisfazione; altri invece guardano a questa Brexit come un grigio e burocratico incubo; basti pensare che ieri, il Parlamento scozzese ha approvato la richiesta della prima ministra Nicola Sturgeon circa la negoziazione con il governo di Londra di un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia, ipotesi nata in quel clima post-Brexit che ha spaccato il Regno Unito. Theresa May ha però posticipato il discorso Scozia per quando finiranno i negoziati con l'UE. Meglio affrontare un problema alla volta.

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