Oggi si celebra la Giornata della Memoria: ricordare per non dimenticare


di LOREDANA CAVALLO - “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In occasione del "Giorno della Memoria", sono state organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

I cancelli del campo di concentramento di Auschwitz che furono abbattuti il 27 gennaio 1945, mostrarono al mondo gli orrori dell’Olocausto. L’Armata rossa liberò i pochi prigionieri rimasti in vita, circa settemila. E’ fondamentale ricordare quest’orrendo crimine di cui si sono macchiati i nazisti durante la seconda guerra mondiale, negli anni 40.

Purtroppo i nazisti credevano che gli ebrei, ma anche omosessuali e ritardati mentali, fossero inferiori e meno forti, di conseguenza istituirono leggi razziali contro tali persone. Dunque, era diventato ammissibile deportarle in mostruose prigioni, ossia i campi di concentramento; c’erano coloro che svolgevano i lavori forzati, coloro considerati pericolosi che venivano uccisi subito, chi veniva fatto morire nelle camere a gas lentamente…

Tra i sopravvissuti, c’è la testimonianza di un signore leccese di 102 anni, internato nel lager per militari italiani di Julich, a 40 km da Colonia, che racconta con emozione e sofferenza gli anni di prigionia, ricordando che osservava i corpi accatastati uno sull’altro nei camion, senza capire chi fosse vivo o chi fosse morto, sotto il controllo dei soldati tedeschi. Si salvò soltanto nonostante il freddo, le malattie, la malnutrizione e la pericolosità dei lavori, perché era un abile falegname, utile per riparare le case dei nemici tedeschi in seguito ai danni causati dai bombardamenti.

Storie come questa ce ne sono tante, tutte con un denominatore comune: la sopportazione della follia!

C'è da chiedersi, chi decide della vita degli altri, chi si sente tanto superiore da eliminare verbalmente e anche fisicamente un essere umano? Come possiamo credere che sia stato possibile e applicabile dal punto di vista morale? Cosa possiamo fare ora come ora per non dimenticare e non accantonare quelle brutture?

Intanto continuare sempre a raccontarle, soprattutto per voce dei superstiti con le loro testimonianze, poi continuare ad attivarsi con le tante iniziative svolte dai ragazzi in particolare, come il viaggio della memoria ad Auschwitz, a Birkenau. Un’opportunità per i ragazzi di capire e stare alla larga dalle ideologie della morte. Un modo per far comprendere che bisogna costruire una società basata sulle differenze e sul dialogo.

Ancora oggi, sotto forme diverse ma sempre inaccettabili, il germe dell’intolleranza, della discriminazione e fanatismo religioso si sta propagando senza che nessuno muova un dito, con rassegnazione quasi, senza un minimo di stupore, rendendoci in un certo modo complici di un mondo che non ci dovrebbe appartenere. E invece non bisogna mai abbassare la guardia, ma mettere in pratica qualunque azione contro ogni tipo di razzismo.

Ricordare per non dimenticare, in modo tale che queste atrocità non avvengano mai più! La differenza dell’altro deve essere per noi fonte di arricchimento e la nostra identità non può essere usata come un’etichetta per discriminare.

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