Obama, l’ultimo discorso: garantirò un “morbido” passaggio di governo

(Foto ANSA/EPA)

di Mariagrazia Di Raimondo - L’ultimo discorso del presidente Barack Obama tenuto ieri notte, al McCormick Center di Chicago davanti a circa 20 mila persone doveva essere un momento di allegria, di festa e nostalgia. L’ultima notte da Presidente, un modo per ricordare questi anni di governo, quello che è successo al Grant Park, a Chicago, nel 2008 quando migliaia di americani festeggiavano il primo presidente afro-americano della storia degli Stati Uniti. Ieri poteva essere un occasione per passare il “testimone” a Hillary Clinton e garantire il governo dei democratici, ma, come è noto, nulla di tutto ciò è accaduto. Obama è salito sul palco e con sobrietà ha messo in guardia la Nazione, con il suo discorso, composto da 4300 parole, che si è concentrato sulle quattro minacce che, con la nuova presidenza Trump, corre quella democrazia che gli americani hanno sempre voluto e difeso: le disgregazioni dell'America, le divisioni razziali che mettono tutti gli americani contro, la perdita di contatto con i fatti e con la realtà e l’apatia che porta non difendere i principi base di uguaglianza e democrazia.

Queste le parole di Barack Obama: “La democrazia deriva dall’eguaglianza e una profonda disuguaglianza corrode i nostri principi democratici’’, aggiungendo che “è una perfetta ricetta per far crescere cinismo e polarizzazione nella nostra politica”. Il discorso si è concentrato anche sulla questione razziale, sulla giustizia sociale, sui rifugiati, migranti e poveri. Ha parlato dell’uomo “bianco di mezza età” che potrebbe anche esser pieno di vantaggi, opportunità e che invece è spettatore del suo mondo che cambia economicamente e culturalmente, mettendolo in una crisi esistenziale. Lo ha invitato a riflettere sulla schiavitù e sul sistema Jim Crow, che non sono del tutto svaniti, a non vedere le proteste delle minoranze come una forza di “razzismo al contrario” e di vederle come richiesta di eguaglianza. Si è rivolto ai giovani chiedendo loro di non mollare mai, di credere sempre in un futuro migliore perché la democrazia ha bisogno di loro. Se non sono contenti di chi è stato eletto, dei loro rappresentanti, ha invitato loro a scendere in campo, in politica o a raccogliere firme. Il Presidente uscente ha nominato Trump una sola volta, quando ha promesso agli americani e a Trump stesso, che la sua amministrazione garantirà un “morbido” e pacifico passaggio di governo. Durante il discorso Obama si è fermato e con le lacrime agli occhi si è rivolto alla sua consorte, dicendo: “Michelle LeVaughn Robinson, figlia del South Side di Chicago, sei stata non soltanto mia moglie e la madre dei miei figli. Sei stata la mia migliore amica, hai assunto un ruolo che non hai chiesto e lo hai fatto con grazia, il coraggio, lo stile, il buon umore che ti contraddistingue. Hai reso la Casa Bianca un posto che appartiene a tutti. E una nuova generazione mira più in alto perché ha in te il suo modello. Mi hai reso pieno di orgoglio. Hai riempito di orgoglio questo paese”. Questo è stato il momento più emozionante per la folla che assisteva al grande evento.

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