Ce lo dice l'esperto: Mondo virtuale e chat, quando la tendenza può diventare dipendenza


di ANGELO LAPESA - Telegram, Whatsapp, Facebook sono solo alcuni nomi di programmi che consentono l’uso della chat, cioè un servizio di messaggistica istantanea che permette di comunicare con altri soggetti lontani dalla persona che scrive in quel momento.

Fioccano applicazioni per smartphone che permettono questa comoda possibilità, un modo pratico e veloce di comunicare anche con chi è dall’altra parte della città o del mondo.

Parliamo con amici che non sentiamo abitualmente, con parenti più o meno lontani, ma anche con estranei. La caratteristica di queste chat infatti è la possibilità di unire magicamente gente che di persona non si conosce direttamente, così possiamo contattare con un semplice gesto australiani, americani o argentini che mai e poi mai avremmo potuto incontrare senza tale “ponte virtuale”. Chiaro che poi ciò che affascina è intrinsecamente l’opportunità di scrivere e conoscere queste persone perché effettivamente che cosa abbiamo da condividere con gente che vive in Nuova Zelanda o in Brasile non si sa.

Eppure questo avviene ed è la magia del mondo virtuale e della chat: ma cosa c’è dietro questa tendenza che prende, rapisce e crea addirittura dipendenza?
Diciamolo subito: che sia il riflesso del progresso tecnologico è una verità solo parziale. Sacrosanta ma parziale.

Ciò che affascina del mondo della chat è la modalità di comunicazione. Si tratta di una videoscrittura di segni e parole, che rende quindi immediatamente disponibile e visibile il discorso. Verba volant e scripta manent dicevano i latini, in realtà con la chat queste non solo manent ma rimangono come tracce evidenti delle parole digitate; oltre all’udito si attiva anche la vista, che è il senso preponderante per l’uomo. Il virtuale cancella l’aleatorio delle parole e le fissa su una struttura permanente (lo schermo di un pc o la maggior parte delle volte dello smartphone).

Altro fattore importante è la struttura e la natura della comunicazione. In chat si è distanti, non si è nello stesso luogo fisico: ci si parla presupponendo che l’altro sia vicino allo schermo e che risponda in tempi ragionevoli. Ma non è così, in realtà ognuno chatta e può fare altro contemporaneamente (dal vedere la tv al guidare un automobile), ma in pratica risponde come, quando o quando vuole e può. E’ una “comodità” enorme, come se davanti ad un interlocutore reale potessimo gestire i tempi di come e quando rispondere. La chat rende possibile la padronanza completa delle modalità di risposta, un utopistico controllo della comunicazione.

Non solo: i servizi di messaggistica istantanea si basano su un “botta e risposta” fra due utenti, in cui ad una frase di uno segue una frase dell’altro, e così via all’infinito. Le parole dell’uno forniscono uno stimolo per la risposta dell’altro ed a sua volta la risposta dell’altro è uno stimolo a proseguire per il primo. Tutta una sequenza di repliche e controrepliche su argomenti tra i più disparati. Ognuno è “in attesa” che l’altro dica qualcosa e solo quando vede che l’altro partecipa continua a sua volta ad interagire.

Un trionfo di attesa e passività, una continua partita a ping pong, in cui uno dice ping solo se l’altro dice pong. E’ infatti un paradosso che si crea in chat: ognuno crede di costruire qualcosa, invece è tutto frutto di un atteggiamento attendistico che si adegua e si adagia al comportamento dell’altro.
Poi si può parlare di qualunque cosa, si possono affrontare tutti i contenuti possibili, ma lo schema comunicativo rimane sempre lo stesso.

Quando l’altro risponde si allevia “l'ansia dell’attesa”, e così via all’infinito. Il fatto che l’altro abbia risposto induce chi scrive ad avere conferma della validità dell’interazione ed a sua volta questi alimenterà nuovamente il discorso. Ogni turno della conversazione in chi scrive ed in chi attende la risposta crea un riverbero emozionale, per cui si finisce per investire dal punto di vista emotivo sulla chat e su chi ovviamente digita dietro la tastiera.

La messaggistica istantanea quindi appare comoda, pratica, veloce, inoltre veicola emozioni ed abbatte le distanze (o per meglio dire illude che le barriere geografiche scompaiano magicamente).
Permette di gestire tempi e modalità di comunicazione, rende tangibili le parole, garantisce inoltre un senso di protezione intima perché si rimane sempre e comunque nascosti dietro i tasti. Che dite, ne abbiamo abbastanza per conquistarci?

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